Moruri, in cinque salvano il bar-trattoria e il futuro di un'intera frazione

Luciano Albrigi, Marco Albrigi, Cesare Beccherle, Paolo Marcolini e Katya Montanaro
Luciano Albrigi, Marco Albrigi, Cesare Beccherle, Paolo Marcolini e Katya Montanaro
Riccardo Verzè08.07.2019

«Noi ce ne andiamo, è davvero l’ultimo anno»: è l'estate del 2018 e l’annuncio dei gestori del Bar trattoria Moruri è perentorio. Una doccia fredda per tutti. Luciano, Marco, Cesare, Paolo e Katya, dell’associazione «Insieme per Moruri» si guardano negli occhi: «Se il bar chiude, il paese è finito». E bisogna trovare una soluzione.

 

RINUNCIARE a quel locale significa veder sparire l’unico punto di aggregazione della frazione, nonché l’unico negozio, perché chi siede dietro il banco del bar-ristorante si occupa anche del piccolo alimentari attiguo. Un colpo durissimo per Moruri, la frazione più alta e più distante dal centro del comune di Verona, poco più di duecento abitanti un po’ cittadini e un po’ montanari («siamo selvaggi», scherzano loro), orgogliosi del loro piccolo centro abbarbicato sulle colline e da sempre abituati ad arrangiarsi. Luciano Albrigi, Marco Albrigi, Cesare Beccherle, Paolo Marcolini e Katya Montanaro hanno un’idea: «Rileviamo la licenza e salviamo il paese». Formano una società, mettono mano ai propri risparmi personali e alla vigilia di Natale si presentano dal notaio per le firme.

 

DALL’INIZIO del 2019 Katya, che ha esperienza nel settore, si piazza dietro il bancone del bar e fra gli scaffali dell’alimentari. E l’avventura comincia. «L’impressione è che le cose stiano andando bene, la clientela sta aumentando», raccontano i gestori del bar-trattoria. Nei fine settimana e per i pranzi di lavoro apre la cucina, e raccoglie clienti affezionati ma anche gli appassionati di ciclismo o di enduro, che in queste zone trovano strade e sentieri particolarmente apprezzati. Ma non solo: agli anziani di Moruri e delle frazioni vicine viene portata la spesa a domicilio, da Caiò a Cancello fino al pian di Castagnè.

Moruri Bar Trattoria

 

PERCHÉ L’OBIETTIVO principale resta sempre lo stesso: rendere questa frazione un luogo dove sia possibile vivere, nonostante le distanze e le scomodità. A Moruri passa un solo pullman al giorno, la scuola elementare è stata chiusa nel 1988 e la materna nel 2006 e così i bimbi devono andare a San Rocco o a Mezzane di Sotto. Mentre il medico più vicino è a Montorio o a Mizzole, e per andare in anagrafe bisogna spostarsi fino in Borgo Venezia. Ma nessuno qui si lamenta, anzi, ci si rimbocca le maniche: l’associazione «Insieme per Moruri» ha trovato un accordo con Amia e si occupa della pulizia delle strade e dei boschi ed è sempre la stessa associazione, quella che ha «salvato» la trattoria, a organizzare eventi culturali e ad animare il paese. Compresa nel territorio dell’ottava circoscrizione, la frazione riesce a mantenere un rapporto costante con palazzo Barbieri e nel recente passato sia Tosi che Sboarina sono stati avvistati quassù per raccogliere le istanze dei residenti.

Moruri

 

«SIAMO VERONESI atipici, ma siamo veronesi», ripetono. Fra colline meravigliose, risparmiate finora da speculazioni edilizie e insediamenti fuori scala. Un luogo che hanno deciso di mantenere vivo, mettendosi in gioco. «È stato solo senso di comunità», spiegano all’unisono. Ma la verità è che, con un coraggio e un pizzico di incoscienza, hanno salvato un paese intero.

 

1 2 3 4 5 6 >