Vestito da vigile deruba un anziano in casa

Rino Bimestre, l’agricoltore derubato dalla bandaUna pattuglia dei carabinieri di Ca’ di David, la stazione che ora indaga sull’incursione a Buttapietra
Rino Bimestre, l’agricoltore derubato dalla bandaUna pattuglia dei carabinieri di Ca’ di David, la stazione che ora indaga sull’incursione a Buttapietra
Luca Fiorin 17.05.2019

Un raggiro come quello avvenuto nel primissimo pomeriggio di martedì a Buttapietra non lo si sente raccontare spesso. In via Guglielmo Marconi, strada che è defilata dal centro, ma anche piuttosto abitata, pur di riuscire a derubare un uomo di 85 anni di pochi soldi e di alcuni dei ricordi a cui più teneva, è stata creata una rappresentazione scenica. Ad effettuare l'inganno sono stati due uomini che parlavano con cadenza veneta, avevano entrambi i capelli scuri ed erano uno alto e l'altro piccolo e magro. I malviventi hanno agito travestiti uno da responsabile della lettura dei consumi dell'acqua e l'altro da vigile urbano, ed avevano l'appoggio di un complice, che guidava l'auto piccola e di colore grigio a bordo della quale sono fuggiti. «Erano da poco passate le 13 ed ero steso a riposare sul divano, quando ho sentito suonare», racconta la malcapitata vittima del raggiro. Si tratta di un agricoltore in pensione, Rino Bimestre, che vive da quasi quarant'anni nell'abitazione di via Guglielmo Marconi, e che da quattro anni lo fa da solo, in seguito alla morte della moglie. «Fuori dal cancellino c'era un uomo con un attrezzo in mano che mi ha detto che doveva verificare i consumi dell'acqua», continua il signor Rino. Il quale, essendo abituato a far entrare coloro che fanno le letture, ha aperto ed ha indicato al pseudo-addetto il tombino in cui si trova il contatore. Mentre l'uomo stava sollevando il coperchio del chiusino, però, è arrivato il falso agente della polizia locale, con tanto di divisa addosso. «Ha spiegato che c'era stata una fuga di gas lungo i tubi dell'acqua e mi ha chiesto di poter controllare i rubinetti», racconta l'anziano. «Il fatto che ci fosse un vigile mi ha dato sicurezza , e per questo li ho fatti entrare in casa, senza accorgermi che a quel punto ero già stato fregato», aggiunge. I sedicenti tecnico ed agente, i quali hanno iniziato a muoversi in maniera concitata, sono entrati per primi ed uno di loro ha spruzzato qualcosa che ha reso l'aria irrespirabile. «Pensiamo si sia trattato di spray al peperoncino, ma non sappiamo di preciso, comunque ancora un'ora dopo, entrando in casa, si sentiva la gola bruciare», racconta il cognato del derubato, Silvano Mosca. «Mi hanno detto che la situazione era pericolosa, e che c'era il rischio che la casa saltasse per aria, per cui dovevamo uscire subito», continua Bimestre. «C'è solo il tempo per portare fuori eventuali oggetti di valore», ripetevano i ladri che hanno chiesto alla loro vittima se avesse una cassaforte. «Me lo hanno domandato ripetutamente, ed io a quel punto mi sono reso conto che c'era qualcosa che non andava nel loro comportamento», aggiunge l'ottantacinquenne. Il quale, però, ha assecondato le richieste dei due, perché temeva che potessero usare violenza contro di lui. «Ho aperto la cassaforte ed ho tirato fuori pochi soldi, nemmeno duecento euro, documenti ed alcuni oggetti in oro, come la fede e le medaglie che avevo vinto quando facevo l'allevatore di cani», spiega Rino. Gli autori del raggiro, che per tutto il tempo si erano tenuti in contatto via telefonino con il complice, sono quindi usciti in fretta dalla casa e alle domande su dove fosse il contenuto della cassaforte hanno risposto che avevano lasciato tutto sul tavolo, in cucina. Bimestre, sul tavolo, non ha invece trovato nulla e non ha potuto fare altro che chiamare i carabinieri della stazione di Cadidavid per denunciare il furto. «Solo quando ho ripensato a quello che era successo mi è venuta paura», prosegue l'anziano. Una paura così tangibile che adesso i suoi famigliari stanno facendo installare un impianto di allarme e stanno cambiando le serrature delle porte d'ingresso, per renderle più sicure. «Quello che più mi dispiace è che mi abbiano portato via dei ricordi; così come mi era accaduto qualche mese fa fuori da un supermercato di Isola della Scala, quando una donna mi ha rubato la collana che mi aveva regalato la mia povera moglie quando sono andato in pensione», conclude, non senza commozione, il signor Rino. •