Marcia di pace a ricordo degli obiettori del 1969

A.F.05.12.2019

Parlare di pace oggi e ricordare la marcia nazionale del 31 dicembre 1969 che portò da Valeggio a Peschiera (passando da Monzambano e Ponti sul Mincio) tanti sostenitori dell’obiezione di coscienza giunti da tutta Italia. È il doppio intento del dibattito pubblico che si terrà venerdì, alle 20.45, in sala Toffoli, a Valeggio, e che è stato organizzato da diverse associazioni e gruppi, in preparazione di una riedizione parziale della marcia che si terrà, invece, il 28 dicembre. Tra i promotori e partecipanti, 50 anni fa, a quello storico evento, che chiedeva l’istituzione del servizio civile alternativo, vi furono anche padre David Maria Turoldo e il vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi. Il tragitto che verrà percorso il 28 dicembre sarà quello da Ca’ Forneletti (al confine con Monzambano) a Valeggio. All’incontro parteciperanno Sergio Paronetto, presidente del Centro studi Pax Christi Italia e Benjamin Somay rifugiato dal Kurdistan iraniano. «Sergio Paronetto ripercorrerà le testimonianze delle realtà veronesi», afferma Beppe Marchi, dell’associazione Forneletti impegno e solidarietà, che è uno degli organizzatori, «a partire dalla marcia nazionale di cinquant’anni fa che si concluse con una manifestazione di solidarietà agli obiettori di coscienza allora detenuti nel carcere militare. Tra questi c’era il giovane sociologo veronese Enzo Melegari. Somay, attraverso la sua testimonianza raccontata nel libro “Il vento ha scritto la mia storia“, approfondirà invece un contesto desideroso di pace quale è quello del popolo kurdo». Uno dei più entusiasti tra i partecipanti di allora fu don Rino Breoni, attuale rettore di San Lorenzo, che, a pochi giorni di distanza dalla marcia, descrisse sul settimanale diocesano Verona Fedele la molteplicità di presenze a quell’appuntamento. C’erano anche i curati di Valeggio, don Ottavio Birtele e il giovane don Corrado Brutti, che poi divenne prete operaio. «Si trattò di una marcia notturna e silenziosa», ricorda oggi proprio Brutti, «e qualcuno si lamentò perché cantai la canzone Il testamento del capitano».