Pochi affari, chiude il dispensario farmaci

Il dispensario di San Giorgio in  Salici che chiuderà a primavera
Il dispensario di San Giorgio in Salici che chiuderà a primavera
Federica Valbusa 03.11.2019

Il dispensario farmaceutico di San Giorgio in Salici, inaugurato pochi mesi fa come soluzione al problema dell’assenza della farmacia nella frazione, chiuderà a primavera, perché l’attività non è abbastanza redditizia da giustificarne, dal punto di vista economico, la continuazione. ADDIO FARMACIA. Nel marzo del 2017 il dottor Ignazio Lamonica aveva comunicato al Comune la decisione di lasciare la farmacia di San Giorgio in Salici, in quanto era risultato assegnatario di una nuova sede farmaceutica in provincia di Padova, e dal successivo primo giugno la farmacia aveva chiuso. La frazione era rimasta senza farmacia per quasi due anni, perché i due interpelli effettuati dalla Regione per l’assegnazione della sede di San Giorgio in Salici erano andati deserti: nessuno sembrava intenzionato a portare avanti l’attività farmaceutica nell’immobile comunale di via Don Castello, in un paese di circa 2450 abitanti. LA DELIBERA. Nel luglio del 2018, la giunta guidata dal sindaco Gianluigi Mazzi aveva approvato una delibera per chiedere alla Regione e all’Aulss 9 Scaligera di espletare gli atti di loro competenza per l’apertura urgente del dispensario, ritenuto una soluzione necessaria per risolvere il problema, avvertito soprattutto dalle persone anziane, dell’assenza di un servizio farmaceutico nella frazione. Tale soluzione era comunque stata pensata come temporanea: il dispensario farmaceutico avrebbe infatti dovuto rimanere aperto fino a quando un nuovo interpello della Regione avesse consentito di procedere all’assegnazione della farmacia. LE CRITICHE. Sulla questione non erano mancate le polemiche. I gruppi di minoranza di Lega e Progetto Comune avevano infatti accusato l’amministrazione di essere giunta a questa decisione «dopo un colpevolissimo ritardo». La procedura comunque era arrivata ad una concretizzazione che a San Giorgio in Salici era stata accolta con entusiasmo: il Comune aveva proceduto all’indizione di un bando per l’assegnazione del dispensario farmaceutico, e la gestione era stata affidata alla dottoressa Camilla Lanza, titolare della farmacia Castelnuovo situata nel Comune limitrofo. Un dispensario si differenzia da una farmacia per alcune limitazioni riguardanti gli orari e i farmaci: può infatti rimanere aperto al massimo sei ore al giorno, non offre il servizio notturno, non ha il laboratorio delle preparazioni e non può tenere l’armadietto dei medicinali stupefacenti, come alcuni barbiturici e oppiacei. Era stato deciso che il dispensario di San Giorgio in Salici, situato nello stesso edificio di proprietà del Comune dove prima c’era la farmacia, rimanesse aperto per ventidue ore e mezza alla settimana, con il personale della farmacia Castelnuovo. SCELTA DRASTICA. L’attività della distribuzione di farmaci è operativa dallo scorso 18 febbraio, ma cesserà dopo poco più di un anno dalla sua inaugurazione, avvenuta formalmente il 2 marzo. La dottoressa Lanza ha infatti comunicato la decisione di recedere dal contratto di locazione dell’immobile di proprietà comunale di via Don Castello con decorrenza dal primo aprile 2020. La ragione è legata all’andamento economico negativo: da un confronto fra le entrate generate fino ad ora e le spese necessarie per portare avanti il dispensario risulta infatti che la prosecuzione dell’attività è antieconomica. IL SINDACO SPIEGA. «Il farmacista è un imprenditore», dichiara il sindaco Gianluigi Mazzi, «e quindi è ovvio che preferisca gestire un’attività nei luoghi dove c’è un ritorno economico. Io invito sempre la cittadinanza a ricordarsi di acquistare il più possibile sul proprio territorio. Le abitudini dei cittadini determinano la presenza o meno di un’attività, la possibilità o meno che un progetto di un imprenditore prosegua». E aggiunge: «L’amministrazione può dare un supporto, ad esempio nell’agevolare gli affitti, ma il resto è frutto di una vera e propria attività commerciale. Dispiace che venga chiuso il dispensario, ma è una questione di mercato: noi amministratori possiamo fare la nostra parte, ma certo non possiamo obbligare a tenere aperto un esercizio che non rende». •