E Radetzky ci sconfisse con uno stratagemma

Federica Valbusa 23.09.2019

Una cornice suggestiva, Villa Sparici Landini sulla collina di Sona, per rievocare una pagina di storia locale e valorizzare l’associazionismo del territorio. Si potrebbe sintetizzare così l’evento «Sona live - Nice to meet you», che sabato ha richiamato moltissimi cittadini, incuriositi dai soldati austriaci, in divisa d’epoca con tanto di fucili e baionetta, e dagli spari di cannone che riecheggiavano nell’aria. Ad organizzare è stata la Pro loco in collaborazione con l’associazione Cavalier Romani, con il supporto di diverse realtà del territorio, il sostegno del Centro Servizi per il Volontariato di Verona e il patrocinio del Comune. Al centro della manifestazione, la riscoperta della battaglia di Sona combattuta il 23 luglio 1848, durante la prima guerra di indipendenza, fra austriaci e piemontesi. Gli eventi sono stati raccontati da Mario Nicoli, storico dell’associazione Il Baco da Seta, che ha ricordato: «Da ragazzo ho sempre creduto che si fosse combattuto solo a Custoza, perché di quello si parla nei libri di testo. Poi, anni fa, è stato pubblicato il libro Un ‘48 sulle colline moreniche, in cui si parla anche della battaglia di Sona, e ho quindi iniziato a fare degli studi per approfondire». Capo dell’esercito austriaco nel Lombardo-Veneto era il feldmaresciallo Radetzky che, nonostante i suoi 81 anni, era dotato di una lucidissima mente strategica, che gli aveva permesso di capire come il tallone d’Achille dell’esercito sabaudo fosse proprio la zona di Palazzolo, Sona e Sommacampagna, che era la meno fornita di forze militari. Il 22 luglio, Radetzky spedì delle truppe a Rivoli per far in modo che molti soldati sabaudi fossero mandati lì, così da non poter poi aiutare i commilitoni di Sona e Sommacampagna una volta sferrato l’attacco a cui realmente pensava. Il giorno della battaglia, l’esercito austriaco fu diviso in tre corpi d’armata: il primo si diresse a Sommacampagna, il secondo a Sona e il terzo aveva il compito di rimanere di riserva, per intervenire in caso di bisogno. L’episodio più memorabile è quello che si svolse tra Madonna del Monte e il cimitero di Sona, dove gli austriaci furono inizialmente respinti da soldati che si difendevano non solo con le armi tradizionali ma anche con il lancio di sassi. Gli austriaci ricorsero così a uno stratagemma: prima misero in giro la voce che gli ungheresi che combattevano nell’esercito imperiale avessero deciso di disertare e poi alcuni soldati uscirono allo scoperto, facendo credere di volersi unire ai piemontesi, che caddero nel tranello e furono decimati da scariche di fucileria. I fatti, ben raccontati nel libro Vicende risorgimentali nel Comune di Sona, edito dal Comune e scritto dal Gruppo di storia locale, si protrassero fino al 25 luglio, quando ci fu la battaglia di Custoza che terminò con la sconfitta dell’esercito piemontese. Nel 1898, cinquant’anni dopo la battaglia di Sona, fu coniata una medaglia a ricordo di quell’evento. Nel prato della villa, giravano i rievocatori dell’associazione Cultura e rievocazione imperi, che indossavano le divise del quattordicesimo reggimento di fanteria e del quarto reggimento di artiglieria austriaci. Un cannone sparava a salve, e diverse postazioni raccontavano come era organizzato l’esercito austriaco dell’epoca. Ma il «Sona live» non è stato solo storia. C’era anche il valore del volontariato, con una ventina di associazioni locali che hanno presentato le loro attività. Un connubio inusuale, quello fra storia e associazionismo. E vincente. •