I quadri nel caveau finiranno al Bottagisio

Una delle sale all’ultimo piano di palazzo Bottagisio con gli scaffali per l’archivio inutilizzati FOTO PECORAOpera di Pigato. Alcuni quadri del pittore sono nel lascito Martinelli
Una delle sale all’ultimo piano di palazzo Bottagisio con gli scaffali per l’archivio inutilizzati FOTO PECORAOpera di Pigato. Alcuni quadri del pittore sono nel lascito Martinelli
Maria Vittoria Adami 04.05.2019

Nel buio di un caveau, di banca in banca, da quasi quarant’anni. È il destino del lascito del dottor Giovanni Martinelli risalente al 1980: una trentina di quadri di diversi autori, dipinti tra il XVI e il XX secolo, donati alla città e mai ammirati dai villafranchesi. Sono infatti custoditi nella sede centrale della banca Unicredit, a Verona, alla quale il Comune paga un canone di affitto di 2.500 euro l’anno. Ma i quadri sono nascosti, per questioni di sicurezza, nei caveu da tempo immemore. Sul tema era tornato il nostro giornale a marzo. E ora arriva la svolta: le tele potrebbero rivedere la luce in una pinacoteca istituita ad hoc in città. Ne ha dato notizia il sindaco Roberto Dall’Oca in consiglio comunale, lunedì sera, rispondendo a una domanda del consigliere di minoranza Andrea Cordioli (Borgo Libero) che ha chiesto se c’è la possibilità di riaprire al pubblico l’ultimo piano di palazzo Bottagisio. Altro tasto dolente in materia di patrimoni non fruiti dai villafranchesi. L’ala in questione, infatti, è quella del sottotetto, sopra al piano nobile. Lì, nell’ultimo restauro, sono state ricavate belle stanze, con pavimenti in cotto e armadi in plexiglass per ospitare un eventuale archivio storico. Ci sono anche aule per conferenze o sala studio per ricercatori. Il piano, come tutti gli altri, dopo l’inaugurazione del dicembre 2015, è stato chiuso e mai più aperto, a eccezione di una sala grande che viene usata quando le scolaresche vengono in visita al museo del Risorgimento. Anche quest’ultimo, però, non è visitabile sempre perché non è ancora stato sciolto il nodo della gestione del Bottagisio. «L’ultimo piano è molto bello e nuovo, ma non viene sfruttato. È uno spreco non usarlo», ha detto Cordioli. «Si potrebbe crearvi un archivio trovando persone che lo gestiscano». «Abbiamo chiesto all’architetto comunale Antonio Benedetti un progetto che ci permetta di trasformare il piano in pinacoteca così da togliere i quadri nel caveau ed esporli in maniera definitiva lì», ha risposto Dall’Oca. «Così tutta quella parte del Bottagisio diventerà museale e le opere saranno visibili a tutti. Serviranno, però, personale e telecamere». In tal modo il piano sarà integrato alla visita del museo del Risorgimento e del pianterreno dedicato alle mostre temporanee. Quest’ultima è l’unica parte del palazzo visitabile, perché sussiste ancora il problema, si diceva, della mancata individuazione di un gestore di tutto il complesso, nonostante le intenzioni annunciate più volte dalla scorsa amministrazione. Lo ha ricordato, durante la seduta, la consigliera di minoranza del Pd Isabella Roveroni che ha chiesto quale progetto di gestione abbia in mente il Comune: «Diretta o affidata a un soggetto gestore?». Questo non è un problema di poco conto perché dal 2015 il Bottagisio attende un’apertura definitiva al pubblico. Un’inversione di rotta c’è stata con il nuovo assessore alla cultura Claudia Barbera che dall’autunno scorso ha promosso mostre al pianterreno che hanno impegnato quasi tutti i fine settimana. A marzo, inoltre, sono state abbinate visite spot al museo. «A breve arriveremo a un’apertura sistematica insieme al castello», ha risposto Barbera. «Abbiamo proseguito con azioni di riqualificazione del palazzo, a partire dal giardino che sarà curato dai ragazzi dell’istituto Stefani Bentegodi. Abbiamo proseguito con l’apertura delle sale espositive con diverse mostre a partire da Salviamo il ’900 a quella storica sul Quadrato di Villafranca. Proseguiamo a stralci». E ha ribadito quest’ultimo concetto anche il vicesindaco Francesco Arduini, delegato ai lavori pubblici. È, infatti, in partenza il cantiere per il rifacimento dei tetti delle barchesse, del granaio e delle limonaie del Bottagisio perché rischiano di crollare e così anche le strutture. Questa situazione impedisce la fruibilità di tutto il complesso esterno del Bottagisio che oltre al giardino ha un bel cortile, collegato da un sottoportico, dove un tempo si teneva la stagione teatrale estiva. «Se il Bottagisio crolla non si può fare un progetto culturale», ha concluso Arduini. «Proseguiamo quindi mettendo in sicurezza i tetti perché il complesso stia in piedi e per dare poi vita a tutto il resto». •