Preso il «veterano» delle rapine in paese

Un fotogramma del video del 2014 in tabaccheria a Erbè: la rapina  attribuita a Stevanoni e a un complice
Un fotogramma del video del 2014 in tabaccheria a Erbè: la rapina attribuita a Stevanoni e a un complice
Alessandra Vaccari 29.10.2019

Di solito si dice che «l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Qui il reato è sicuramente meno grave di un omicidio, ma se intendiamo il termine nel senso giuridico del suo significato, che equivale a reato, ecco allora un ritorno c’è stato. E il luogo è Erbè. Infatti, uno dei due banditi arrestati per il colpo alla farmacia di Erbè è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. E a suo carico ha pure un paio di colpi in zona, uno al supermercato di Trevenzuolo ed uno alla tabaccheria di Erbè. Entrambi italiani, i responsabili della rapina, originari della Bassa Veronese, ma domiciliati a Mantova, quando i carabinieri li hanno intercettati non hanno avuto esitazioni ad ammettere: «Sì, sì, siamo stati noi, ci avete beccati». I due malviventi, che hanno messo a segno la rapina alla farmacia di Erbè il 25 ottobre, sono stati arrestati dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Villafranca, congiuntamente ai colleghi della stazione di Isola della Scala. Spartaco Basaglia, 47 anni e Marco Stevanoni, 42 anni, hanno precedenti di polizia. Stevanoni è la vecchia conoscenza dei carabinieri. La compagnia di Villafranca, aveva aumentato i servizi di controllo del territorio (sia in abiti borghesi che in uniforme), a seguito di un’altra rapina che era avvenuta nel primo pomeriggio del 17 ottobre a Trevenzuolo ai danni di una piccola tabaccheria, ma con le medesime modalità. I servizi erano stati volutamente potenziati nell’area della bassa veronese, inquadrandosi in un programma ben più ampio di prevenzione e repressione dei reati predatori in genere. Proprio venerdì 25 sono arrivati i primi riscontri positivi. A seguito della rapina perpetrata in farmacia ad Erbè, le pattuglie in borghese che stavano gravitando in quelle zone sono riuscite a rintracciare la moto Honda che era stata vista scappare poco prima dall’esercizio pubblico. È iniziato un inseguimento che ha portato i carabinieri fino al quartiere Lunetta di Mantova, dove sono riusciti a bloccare definitivamente i soggetti che viaggiavano a bordo del motociclo. I militari dell’Arma hanno quindi recuperato l’intera somma che era stata trafugata dalla farmacia e hanno arrestato i due uomini. «Sì, siamo stati noi», sono state le loro uniche parole ai militari che li stavano ammanettando. Per i due, ieri, la convalida dell’arresto: restano in carcere. Stevanoni, difeso dall’avvocato Ginetta Bono, in questo momento è senza fissa dimora, ha interrotto i rapporti con i familiari e resta in attesa del processo a Montorio. IL PRECEDENTE 2010. A febbraio 2010, Marco era stato arrestato assieme al fratello dopo il colpo al supermercato A&O. L’uomo aveva puntato una pistola contro un cliente sessantacinquenne che aveva tentato di fermarli e s’era pure lesionato un polso. Ma la loro fuga era durata il tempo di un inseguimento con tanto di speronamenti e inversioni ad «U», sempre con i carabinieri. A loro i carabinieri all’epoca imputarono tre colpi, quello del 25 gennaio alla tabaccheria di Erbè fruttato 15 euro; quello quattro giorni dopo a Trevenzuolo in una tabaccheria che aveva fruttato invece mille euro e un altro il 5 febbraio alla farmacia di Erbè, per 240 euro. Con il colpo al supermercato avevano alzato il tiro. NEL 2013. Stevanoni era uscito dal carcere nel febbraio del 2013 dopo aver scontato la pena a tre anni di reclusione. Aveva ripreso a fare la sua attività di rapinatore svolta fino a prima di finire dietro le sbarre. A metà marzo 2013 sono iniziati i pedinamenti fino a quando Stevanoni venne arrestato insieme a Serghei Bertani dopo aver commesso la rapina nella tabaccheria di Nicola Scapini in via Roma a due passi dal municipio di Erbè. Quella volta Stevanoni patteggiò la pena a cinque anni. Che ha evidentemente scontato, tornando a fare quello che ha sempre fatto: «Con l’aria che tira c’è bisogno di soldi», aveva detto al terzultimo arresto davanti ai suoi sbigottiti genitori l’allora trentasettenne guascone. Necessità che gli è rimasta nonostante il passare degli anni. •