Clochard bruciato, i tre forse non erano soli

Eros De Mori con Vasile Todirean lo scorso inverno
Eros De Mori con Vasile Todirean lo scorso inverno
Giampaolo Chavan 14.07.2019

Non c’è un quadro ancora preciso di cos’è successo una settimana fa dietro alla stazione di Villafranca quando il quarantaduenne Vasile Todirean è stato brutalmente aggredito a suon di calci sul viso, poi bruciato agli arti inferiori e ridotto in fin di vita. E così si sospetta che non tutto è ancora emerso e addirittura che potrebbero esserci altre persone, coinvolte nel tentato omicidio del romeno. Le condizioni della vittima continuano ad essere molto gravi anche se stabili ma non si esclude che i colpi subiti sulla testa possano avergli provocato danni irreversibili. A testimoniare l’incertezza sul quadro dell’aggressione , c’è prima di tutto la richiesta dell’incidente probatorio, presentata dal pm Elvira Vitulli al gip Ferraro. La procura ha chiesto di ascoltare altri due clochard sull’aggressione di domenica scorsa Anche gli indagati attendono gli sviluppi dell’indagine. Liliano Bosoni, difeso da Sara Montagna e Christan Tuca, difeso da Francesco Spanò, hanno scelto in sede di convalida del fermo operato dalla Squadra mobile, di avvalersi della facoltà di non rispondere, riservandosi di chiarire la loro posizione in un secondo interrogatorio. L’unico a parlare con il giudice due giorni fa è stato Eros De Mori, difeso da Christian Faccioli. La sua volontà di collaborare con gli investigatori, però, non ha sortito l’effetto desiderato: il gip Ferraro non ha convalidato il fermo operato dalla polizia ma ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare. Il motivo? De Mori è l’unico tra i tre indagati ad avere una residenza nel Villafranchese e per lui, quindi, non c’era il pericolo di fuga. Una circostanza che, invece, interessa gli altri due indagati per i quali, inoltre, ci sono i gravi indizi di colpevolezza così come per De Mori. Per tutti l’accusa è di tentato omicidio, aggravato dai futili motivi anche se non è ancora chiaro quale sia il vero movente di un’aggressione così cruenta se non il contesto. La certezza sulle responsabilità di Bosoni e Tuca è facilmente desumibile dalle dichiarazioni auto accusatorie, rese dai due indagati subito dopo il loro arresto. Le affermazioni sulle modalità dell’aggressione non combaciano ma, soprattutto, non hanno alcun valore ai fini dell’inchiesta perchè i loro legali non erano presenti al momento del fermo. Nella sua ordinanza, però, il gip Ferraro ha ritenuto quelle dichiarazioni valide per le accuse che uno ha rivolto nei confronti dell’altro indagato. Da qui la gravità degli indizi di colpevolezza a carico di Bosoni e Tuca. Resta, infine, in sospeso il movente. Si parla di una sigaretta chiesta ma rifiutata da Vasile e di una confezione di vino Tavernello contesa tra il gruppo di senzatetto, rimasti in compagnia domenica tra una bevuta e l’altra prima del drammatico epilogo. Si tratta di interrogativi irrisolti e nascosti tra le pieghe di menti impregnate quel giorno di tanto, troppo alcol. Le risposte potrebbe arrivare nelle prossime ore. •

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