Odori dalla ex Index, c’è il piano per ridurli

La Sika (ex Index) a Castel d’Azzano FOTO PECORA
La Sika (ex Index) a Castel d’Azzano FOTO PECORA
Giorgio Guzzetti 09.01.2020

L’incontro in Provincia sulle emissioni di cattivi odori dell’azienda Sika (ex Index), tra tecnici dell’azienda e del Dipartimento di chimica del Politecnico di Milano, l’Ulss 9, l’Arpav e il Comune si è concluso con un accordo: grazie a una serie di interventi già programmati, è prevista la riduzione dell’impatto olfattivo delle emissioni del 40% per le zone più vicine, dell’80 per le altre. Su questo tema il ruolo della Provincia è fondamentale perché è l’ente che autorizza le emissioni degli scarichi e che, per il relativo controllo, si avvale dell’Arpav, Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto. La Index, fondata nel 1978, è tra le aziende più importanti al mondo per la produzione di materiali impermeabilizzanti tecnologicamente avanzati, destinati alla protezione di edifici e a grandi opere di ingegneria civile. È presente in tutte le regioni italiane e all’estero, con filiali e con oltre 100 distributori nei principali Paesi del mondo. Nel maggio 2019 è entrata a far parte di Sika, azienda chimica della Svizzera che ha una posizione di leadership nella produzione di sistemi e prodotti per incollaggio nel settore dell’edilizia e dell’industria automobilistica. ODORI CHE DISTURBANO. La sede ex Index di Castel d’Azzano, situata nella zona industriale a nord del paese, nel ciclo di produzione di materiali impermeabilizzanti, rilascia nell’atmosfera odori che disturbano non poco, soprattutto chi abita nelle vicinanze. Già negli anni scorsi c’erano state lamentele in merito e da contatti avuti con il responsabile per la sicurezza, l’architetto Gianpaolo Ceradini che aveva messo a disposizione tutti i documenti richiesti, risultava che i valori giornalieri delle emissioni erano al di sotto, e non di poco, ai limiti imposti dalla legge. «Disturbo e disagio però», osserva il sindaco Antonello Panuccio, «erano e sono reali soprattutto in certe zone del paese quali Rizza, Scuderlando, Ghiaia attraversate da frequenti correnti d’aria che si alternano da est e da ovest. Per questo motivo l’anno scorso, subito dopo la nostra vittoria alle elezioni, abbiamo deciso di affrontare la situazione perché, anche se non dichiarati nocivi, questi odori disturbano non poco». «Dopo le prime riunioni nel 2018», continua Sergio Falzi consigliere di maggioranza nel Consiglio provinciale con delega all’ambiente e pure consigliere di minoranza in consiglio comunale, «all’inizio del 2019 sono iniziati i provvedimenti per aumentare i controlli; la proprietà si è dimostrata subito disponibile e collaborativa, incaricando il Politecnico di Milano di redigere uno studio sulle emissioni e sulle conseguenti possibilità di riduzioni. Ha provveduto nel contempo a mappare e monitorare sette siti del territorio particolarmente sensibili alle emissioni». Nel frattempo, l’amministrazione comunale ha invitato i cittadini a fare presente i disturbi di cui soffrivano catalogando le segnalazioni, il tutto in continuo contatto con l’azienda. MANCANO LE NORME. «Il ricorso al Politecnico di Milano», sottolinea il sindaco Antonello Panuccio, «nasce dal fatto che la legislazione nazionale e pure quella della Regione Veneto non hanno norme sulle emissioni odorigene, a differenza della Regione Lombardia che ne è provvista dal 2012. La scelta è stata valida grazie al gruppo di lavoro dell’ingegner Laura Capelli del Politecnico e le conclusioni sono state tratte nell’incontro del 10 dicembre scorso in Provincia con tutti gli enti interessati e la possibilità di ottenere, con tre interventi, una riduzione dell’impatto olfattivo di circa il 40% dell’attuale per i ricettori più vicini e dell’80 per i più lontani. «La prima azione programmata», precisa Falzi, «prevede la ricollocazione, dall’attuale posizione orizzontale a quella verticale, dei 53 ventilatori che emettono i fumi, riposizionamento che porterà già a una riduzione del 10 per cento delle emissioni; la seconda azione, più incisiva, l’innalzamento dell’attuale camino da 18 a 50 metri, riducendone nel contempo la sezione in modo che i fluidi siano spinti e lanciati ancora più in alto; con il terzo intervento infine si provvederà ad aggiungere degli additivi nei processi produttivi, in particolare sostanze che leghino le particelle che portano odori. La Provincia ha chiesto inoltre», sottolinea Falzi, «uno studio sulle possibilità di ridurre la quantità di emissioni alla base del camino e ha pure in programma un’assemblea pubblica sulla qualità dell’aria in generale». «Questi provvedimenti sono stati anche scadenzati», completa il sindaco, «già in atto quello degli additivi, nelle vacanze di Natale si è provveduto a realizzare il riposizionamento dei ventilatori, mentre l’innalzamento del camino sarà attuato appena saranno pronte le delibere tecniche ed edilizie. Il risultato», evidenzia il primo cittadino, «è frutto della collaborazione delle varie istituzioni cui va il grazie di tutta la comunità. A conferma della validità della soluzione», conclude, «ci sono le telefonate che stanno giungendo da altri Comuni per chiedere informazioni». • © RIPRODUZIONE RISERVATA