«Non c’è stata alcuna rimozione»

Un momento dell’affollato incontro dei fedeli con monsignor Campostrini
Un momento dell’affollato incontro dei fedeli con monsignor Campostrini
Camilla Madinelli02.07.2020

Continua a far discutere e a generare rabbia e sospetti in molti fedeli, ad Arbizzano, la modalità adottata dal vescovo Giuseppe Zenti - una raccomandata - per chiedere al parroco padre Angelo De Caro di dimettersi e lasciare il posto a un altro. «Forse non è stata la scelta giusta e me ne rammarico, osservando la reazione sconvolta di padre Angelo», ammette il vicario generale della Diocesi, monsignor Roberto Campostrini. «Forse non avremmo dovuto spedirla ma consegnarla, la lettera, ma ormai quel che è fatto è fatto». Lunedì sera il vicario generale ha affrontato oltre 250 fedeli di Arbizzano che, riuniti nel prato di villa Albertini, hanno difeso il loro pastore indignandosi per questa modalità e scagionandolo dall’accusa di non aver collaborato alla nascita e al buon cammino dell’Unità pastorale di Negrar-Pedemonte, una delle quattro formate nella vicaria della Valpolicella e quella a cui fanno riferimento nove parrocchie. In risposta alla lettera del vescovo, infatti, il missionario monfortano parroco ad Arbizzano da quattro anni ha fatto le valigie ed è tornato dalla famiglia in Sicilia, interrompendo le comunicazioni con molte persone della comunità nel desiderio di rimanere in solitudine e preghiera. Una reazione che ha lasciato attoniti e ha sconvolto tanti parrocchiani, i quali a fronte di una modalità così brutale stentano a credere alle motivazioni addotte dal vescovo e confermate da monsignor Campostrini. Troppo severa, a loro avviso, la disposizione di Zenti verso un sacerdote di 73 anni, malato e prossimo alla pensione. È vero anche, però, che il progetto delle unità tra parrocchie è da tempo uno dei punti chiave della riforma pastorale e organizzativa avviato nella diocesi. «Forse avremmo dovuto trovare un altro modo di recapitare la lettera, perché non è stata attuata alcuna rimozione nei confronti di padre Angelo né tanto meno è stato punito. Gli è stato chiesto di dimettersi a fronte di una serie di ragioni per poter procedere a una successione e il trasferimento era stato concordato da lui stesso con il suo superiore. Se solo padre Angelo mi avesse telefonato, dopo aver ricevuto la lettera, sarei corso da lui per incontrarlo di persona e parlargli, così come del resto è già accaduto altre volte. La decisione di trasferirlo, infatti, è il frutto di un percorso definito e durato alcuni anni, in cui ci sono stati contatti, riunioni e confronti su vari aspetti». Ci tiene a sottolinearlo, monsignor Campostrini: «La richiesta fatta a padre Angelo non è scaturita dalla mattina alla sera, come possono aver percepito i parrocchiani più facinorosi che lunedì sera hanno espresso il loro punto di vista. Legittimamente, ma senza la disponibilità ad ascoltare e accettarne altri, così come richiede una vicenda complessa». Perché allora non spiegarla meglio, questa complessità, visto che tante persone hanno invocato chiarezza? «Lunedì sera le persone erano tante e tutte mosse da forti emozioni, non ho ritenuto di aggiungere altro che potesse accendere ulteriori fuochi senza portare alla verità», risponde il vicario generale. «Qualsiasi cosa avessi detto, davanti a tante persone con cui padre Angelo ha lavorato tanto e bene, nessuno ci avrebbe creduto». •