Sacro Cuore primo in italia con il macchinario che «stana» il tumore

Filippo Alongi e lo staff di Radioterapia oncologica avanzata dell'Irccs Sacro Cuore di Negrar
Filippo Alongi e lo staff di Radioterapia oncologica avanzata dell'Irccs Sacro Cuore di Negrar
27.06.2019

L’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar è la prima struttura in Italia e nel Sud d’Europa a disporre di «Elekta Unity», un’assoluta innovazione nel campo della Radioterapia Oncologica di precisione. Il sistema è stato installato nella quarta sala di trattamento all’interno del Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata, diretto da Filippo Alongi, professore associato dell’Università di Brescia, Centro di riferimento regionale per la Radioterapia Oncologica e rinomato a livello nazionale e internazionale per la ricerca clinica in Radioterapia Oncologica.

Il sistema MR-Linac Elekta Unity rappresenta una vera rivoluzione tecnologica e clinica. «I sistemi ibridi già disponibili sul mercato - spiega Alongi - sono composti da un acceleratore lineare e da una risonanza magnetica a basso campo, che spesso, per la bassa definizione di immagini, non consentono di delimitare perfettamente la sede del tumore e di vedere la posizione degli organi del paziente durante il trattamento». Grazie alla riprogettazione dell’acceleratore Lineare (Linac), della Risonanza Magnetica ad alto campo (1,5 Tesla, la stessa usata dai radiologi per fare diagnosi) e all’ideazione di un sistema di schermatura personalizzato, è stato possibile integrare i due sistemi.

Da qui il nome Elekta Unity: l’unione di due mondi. Nel vecchio Continente sono presenti sette macchinari di questo tipo e 11 nel mondo. «Questa innovazione tecnologica - prosegue Alongi - consente al radioterapista oncologo di monitorare e correggere in tempo reale la posizione e le caratteristiche del bersaglio tumorale da colpire e dei tessuti sani circostanti da proteggere. Quindi il piano di cura viene personalizzato, adattato e ottimizzato alle circostanze di ogni seduta».

Finora sono stati trattati più di 230 pazienti in nove centri al mondo e il trattamento non ha mostrato problematiche specifiche di fattibilità nella sua esecuzione, nonostante spesso siano stati trattati casi complessi.

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