A Velo Veronese benedizione dei rami di ulivo nella piazza semideserta

Vittorio Zambaldo05.04.2020

Su una piazza spettrale pur bellissima nei sui elementi architettonici, il parroco davanti a un manipolo di fedeli, distanti fra loro e quasi invisibili, benedice le frasche di ulivo per la Domenica delle Palme, o «dei rami», come si dice a Velo. Una scena che forse mai si è vista neanche ai tempi della peste o del colera.

 

Di quest’ultima grande epidemia della prima metà dell’Ottocento, si è salvata la descrizione fatta da don Gio Batta Scarmana, parroco dal 1833 al 1863, che annota nel 1835, nei mesi di novembre e dicembre, la comparsa del morbo asiatico, com’era chiamato il colera. Espose il Santissimo per mezz’ora tutte le domeniche d’Avvento e fece colletta «pro vitanda mortalitate» (per salvarsi dalla morte), «insomma eravi una quasi universale paura, e principalmente nelle città. Piacque all’Onnipotente che niente succedette. Corse poi voce, come si dice», aggiunge in fondo alla pagina del suo diario trascritto da Attilio Benetti per la rivista “Tzimbar Cimbri”, «che il tutto provenne dalla ignoranza de’ medici novelli, che non conoscevano le malattie».

Rivelava di aver più fiducia nell’acqua santa che nelle medicine, ma si dovrà però ricredere poco dopo, perché il morbo si diffuse effettivamente con un gran numero di morti in città e anche nelle campagne, montagna compresa.

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