Trombini, battesimo di fuoco per don Michele Valdegamberi

Il parroco don Michele Valdegamberi al battesimo di fuoco alla festa dei trombini FOTO AMATO
Il parroco don Michele Valdegamberi al battesimo di fuoco alla festa dei trombini FOTO AMATO
V.Z.18.06.2019

Battesimo del fuoco per don Michele Valdegamberi alla Festa dei trombini di San Bartolomeo delle Montagne. Sul dosso accanto alla chiesetta della Santissima Trinità, dove l’associazione celebra ogni anno il ricordo della sua fondazione e degli associati defunti, il parroco ha smesso i panni del celebrante e indossato sulla caviglia sinistra il rozzo gambale in sacco per proteggere il tessuto del clergyman dalle bruciature, impegnandosi nel suo primo sparo. Un evento seguito e applaudito dai numerosi presenti, anche perché il giovane sacerdote non ha mancato di scherzare sull’evento, raccomandando prima dello sparo al suo chierichetto di farsi prete al posto suo nel caso fossero stati quelli i suoi ultimi respiri. Invece è andato tutto bene, con una carica ridotta al primo sparo e con una più potenziata al successivo, quando don Michele, felicissimo, ha mostrato di trovarci gusto: «Sono di Badia Calavena e ho sempre ammirato i miei compaesani. Adesso che da quattro anni sono parroco dei trombini, ho accettato volentieri l’invito», racconta a fine esperienza. Al gruppo gemello bavarese dell'associazione Schützengesellschaft Hirsch Lenzfried e. V. non è parso vero di far provare anche i loro pistoloni al sacerdote, che di buon grado si è misurato poco dopo anche con quest’arma. «Belle entrambe, ma non c’è confronto coi trombini. E poi io devo essere di parte», ha sorriso. Durante la liturgia aveva benedetto un nuovo trombino, di proprietà di Damiano Caliaro, che ha voluto dargli il nome di Cleme, in memoria di Clementino Gugole nella cui casa sono stati recuperati i pezzi da assemblare. L’EVENTO ha segnato anche il primo sparo di Moreno Gugole, nove anni, addestrato dal nonno Carlo che per lui ha caricato un mini trombino e gli ha fatto provare l’ebbrezza del botto. Felicissimo Moreno, che starà alle costole del nonno per settimane pur di mettere mano ancora a uno «s-ciopo» sempre più grosso. Infine Chiara Correale ha «tradito» i trombini per i pistoloni dei tedeschi: «Mi piacciono troppo e me ne sono fatta portare uno dalla Germania», ha raccontato. Ha sparato nel loro gruppo strappando applausi e incitamenti, ma si guarda bene dal separarsi dai trombini: «Siamo gemelli, mica nemici!», ha commentato. La festa è proseguita con spari singoli, a coppia e in triplo, con sincronie perfette sempre molto applaudite. Il vicesindaco Silvano Valcasara ha ringraziato l’associazione per la promozione che fa del territorio e sopratutto per la capacità di trasmettere ai giovani la passione per una tradizione antica: «Venite a chiedere quando volete, la porta per voi sarà sempre aperta», ha concluso. NELLA LUNGA LISTA degli sparatori defunti, ricordati durante la messa e nella preghiera finale, è stato aggiunto Gianni Rapelli, con un ricordo particolare fatto da Vito Massalongo, presidente del Curatorium Cimbricum Veronense: «Mi pare strano non sia qui con noi, ma ci restano a parlare per lui le oltre 400 pubblicazioni. Siamo orfani della sua sapienza e competenza, quella di un grande uomo di studio. Vorremmo che gli ultimi due libri che il Curatorium si prepara a ristampare siano accolti come eredità della sua scienza e della sua umanità profondissime». Il pomeriggio è proseguito con i canti e i balli del gruppo folcloristico «I Ladin di Selva di Cadore», mentre ai piedi del monumento ai caduti si sono alternati spari e botti di trombini e pistoloni, in un crescendo di suoni e tuoni di festa. •

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