Centinaia di piante sradicate: si aggiorna la conta dei danni

Operai al lavoro nella Foresta di Giazza
Operai al lavoro nella Foresta di Giazza
V.Z. 17.12.2018

A poco più di un mese e mezzo dall’evento che ha messo in ginocchio il patrimonio forestale delle Alpi venete, sradicando migliaia di conifere (successe tra il 28 e il 29 ottobre scorso) è ancora difficile una stima esatta dei danni ma con Giovanni Bertazzon, dottore forestale e responsabile del Centro forestale di Verona di Veneto Agricoltura, tentiamo un primo bilancio almeno per il Veronese. «Pur nella sventura, possiamo dire di essere stati fortunati rispetto al resto del Nordest, ai danni registrati in Cadore, nel Trentino e sull’Altopiano di Asiago», esordisce, «perché per le foreste del Baldo e della Val d’Adige i danni ci sono stati ma possiamo ritenerli fisiologici per entità. La Foresta di Giazza ha pagato il tributo più alto, con una situazione localizzata più pesante a livello di immagine e di paesaggio, anche se non possiamo definirla catastrofica», riconosce. LA STIMA è difficile, come detto, ma è stata valuta per la Foresta di Giazza in qualche centinaio di metri cubi: «Potrei azzardare la cifra di circa 500 metri cubi di alberi abbattuti», aggiunge Bertazzon. Per farsi un’idea, occorre considerare che un metro cubo corrisponde per convenzione al legno di una pianta con un diametro alla base di 35 centimetri e un’altezza di 30 metri. Quindi anche dove, come nella Foresta di Giazza, il disastro è stato contenuto in termini di alberi abbattuti dalla furia del vento, il danno patrimoniale e ambientale è notevole. «Ci siamo attivati da subito anche se in realtà inizialmente non sembravano essere state colpite molte piante. Poi avanzando lungo la strada da Giazza a Revolto si è capita meglio l’entità del danno. La priorità di quei giorni era l’apertura della strada per i rifugi Boschetto, Revolto e Pertica e gli operai hanno rinunciato al giorno di ferie previsto dall’azienda per il ponte di Ognissanti allo scopo di garantire la transitabilità e la sicurezza fino alla fine della carrozzabile». Il primo lavoro è stato togliere i tronchi che ostruivano la carreggiata. Poi si è provveduto a tagliare quelli inclinati verso la sede stradale che potevano rappresentare un pericolo. In un secondo momento è stato affrontato il lavoro più pesante con l’utilizzo di uno scavatore dopo il ponte di località Giare dove l’intasamento delle canalette di sgrondo dell’acqua piovana a causa delle foglie cadute aveva favorito lo scorrimento dell’acqua e l’erosione della scarpata di valle della strada: «Abbiamo posato al piede della scarpata una massicciata e aggiunto il materiale che era stato eroso. In primavera verrà rifinito tutto con la semina per far ricrescere il verde». NON È FACILE fare una stima dei danni perché il disordine con cui gli alberi sono caduti complica il calcolo che potrà essere esatto quando si sarà riusciti a raggiungere e trasferire a valle tutto il legname: «Abbiamo cercato delle ditte specializzate che potessero fare il lavoro in tempi rapidi prima delle nevicate e anche per evitare l’alterazione del legname, inevitabile quando resta a lungo sul terreno. Non è stato facile perché le ditte sono poche e tutte orientate a lavori più remunerativi in Trentino e sull’altopiano di Asiago, con quantitativi superiori a quelli che possiamo garantire noi», riferisce il responsabile del Centro forestale di Verona, che anticipa comunque un sopralluogo nei prossimi giorni con una ditta che potrebbe essere interessata al taglio: «L’offerta è anche allettante perché si tratta di foresta certificata con lo standard Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes cioè Programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale), un sistema di certificazione per la gestione sostenibile delle foreste, in pratica un marchio che rende riconoscibili legno e prodotti della foresta derivanti da boschi gestiti in modo sostenibile. Puntiamo a liberare il bosco entro l’inizio dell’estate per evitare i problemi di degradazione del legno e la ditta incaricata interverrà ovunque in maniera graduale», assicura Bertazzon. Intanto l’accesso è assicurato lungo la strada principale che sale da Giazza a Revolto. Prudenza è invece raccomandata per chi si inoltra nei boschi, come chiesto dalla sezione regionale del Club alpino italiano subito dopo il fortunale: possono esserci alberi in equilibrio precario che potrebbero cadere all’improvviso. La prudenza in montagna deve essere compagna di strada anche per pericoli non segnalati ma costanti, come la caduta di massi, il terreno scivoloso per umidità o ghiaccio o la scarsa visibilità.