Ronde di notte per scacciare i lupi

Un lupo, tratto da un’immagine del film «L’aritmetica del lupo» presentato al FilmFestival della Lessinia
Un lupo, tratto da un’immagine del film «L’aritmetica del lupo» presentato al FilmFestival della Lessinia
Vittorio Zambaldo 13.07.2019

Il Coordinamento delle associazioni ambientaliste della Lessinia lancia l’appello per una campagna di vigilanza sulle mandrie in alpeggio, come quella messa in atto nel corso dell’estate 2015. Allora decine di volontari si sistemarono in un alcune malghe, dal tramonto all’alba, per scoraggiare o quantomeno ridurre con la loro presenza il rischio di predazioni da lupo. «È un intervento collettivo, uno sforzo civico a difesa della zootecnica di montagna. Quattro anni fa lo facemmo da soli», ricorda Lorenzo Albi di Legambiente Verona, «oggi Comuni, associazionismo locale, cittadini della Lessinia e di Verona vogliono accettare la sfida faticosa ma decisiva di vigilare sulle mandrie? Noi ci siamo, aspettiamo risposte dai volontari ma anche dalle istituzioni, in primis Comuni, Provincia e Regione». È la sintesi dell’appello fatto quando stanno aumentando significativamente le predazioni, ma anche alla luce di quanto dichiarato dal veterinario Antonio Scungio nella relazione finale del Progetto Pro Life Lessinia consegnata lo scorso autunno ai sindaci dell’altopiano che l’avevano finanziato: «Successivamente all’installazione delle recinzioni, non è seguito nessun supporto di tipo tecnico e/o servizio di verifica delle stesse». «Oltre a non avere nessun tipo di formazione di base su quello che è il comportamento del predatore, gli allevatori non avevano da chi di dovere nessuna informazione inerente la situazione lupo negli areali di pascolo ed è emersa una profonda frattura tra gli organi deputati al controllo, monitoraggio e accertamento e gli allevatori», concludeva il veterinario incaricato. «Bene che a dirlo non siano le associazioni ambientaliste, ma un professionista assunto dai Comuni», osserva il Comitato. «Noi mettiamo a disposizione la manodopera», aggiunge Mario Spezia dell’associazione Il Carpino e presente anche a nome del Wwf, «ma chi conosce bene il territorio e il comportamento dei predatori, come i carabinieri forestali, la polizia provinciale, gli esperti di fauna di Provincia e Regione, dovrebbero indirizzarci sul tipo di intervento migliore, sul luogo, sulla frequenza e farlo il più presto possibile perché, senza la nostra disponibilità a collaborare per la prevenzione, è difficile che il progetto si realizzi», opinione condivisa anche da altre associazioni e volontari, come sottolinea Maurizio Trenchi di Giros (Gruppo italiano per la ricerca sulle orchidee spontanee). Angelo Mancone, responsabile aree protette di Legambiente Veneto, mette in evidenza: «La mancanza di comunicazione in tempo reale ai Comuni e ai portatori di interesse non favorisce la fiducia verso le istituzioni. La Regione si è dissociata dal progetto Life WolfAlps, che tuttavia forniva periodicamente aggiornamenti sui monitoraggi. Per favorire la politica degli effetti speciali l’assessore regionale Giuseppe Pan, preso da telemetria e recinti virtuali costati finora 130mila euro, dimentica l’aspetto fondamentale del monitoraggio, che precede qualsiasi azione preventiva». «Per questo abbiamo deciso di rilanciare il presidio umano dei pascoli come sforzo collettivo: rimettiamoci insieme per questa operazione, volontari, allevatori e istituzioni lavorando sui tanti punti di convergenza che pur ci sono». Già è stata inviata a tutti i sindaci una lettera con la richiesta di collaborazione e il Coordinamento è in attesa di una risposta. Quanti volessero aggregarsi al progetto delle ronde notturne in apleggio possono far riferimento al Coordinamento delle associazioni ambientaliste per la Lessinia al numero telefonico di Legambiente 045.8009686 o alla mail info@legambienteverona.it. • © RIPRODUZIONE RISERVATA