Parco ridotto, è scontro in Lessinia

Visita nel Parco della Lessinia alla scoperta della fauna selvatica
Visita nel Parco della Lessinia alla scoperta della fauna selvatica
Vittorio Zambaldo 18.01.2020

La soddisfazione della maggioranza dei sindaci per un risultato importante - e qualcuno dice anche atteso da trent’anni- con il voto in Seconda commissione regionale (Politiche ambientali) per la nuova definizione dei confini del Parco della Lessinia, è controbilanciata da una profonda delusione da parte delle associazioni ambientaliste e dei consiglieri regionali che non hanno mai condiviso questa impostazione. Pesano i duemila ettari di parco che diventano aree pre-parco, con minori vincoli di tutela e la possibilità di cacciare: ne faranno le spese soprattutto i vaj (Falconi, Anguilla e Squaranto) che scendono dall’altopiano fino alla pianura, ritenuti corridoi ambientali fondamentali per la fauna selvatica. Intanto dopo le dichiarazioni contrarie alla riduzione del Parco dei consiglieri regionali del Partito democratico Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon, che hanno definito «una calamità la politica della Lega per le aree naturali del Veneto», si schierano con il fronte del no anche le portavoce del Gruppo Misto Silvia Benedetti e Sara Cunial e della consigliera regionale Patrizia Bartelle: «È evidente che ad essere favorite dalla riduzione del Parco sono le lobby dei cacciatori, che a Palazzo Ferro Fini, tra soldi donati ed ampliamento delle aree su cui cacciare, devono essere molto potenti». Anche per Italia Nostra di Verona, tramite la presidente Marisa Velardita, «la riduzione dei confini del Parco della Lessinia è foriera di un'abolizione del Parco stesso. Serve invece una politica di incentivi per chi intenda vivere nei territori montani, perché proprio dai residenti partono il presidio dei luoghi e il contrasto al deterioramento dell'ambiente». Anche i tre consiglieri regionali del coordinamento Veneto 2020, Piero Ruzzante, Cristina Guarda e Patrizia Bartelle, ribadiscono la propria contrarietà al progetto di modifica dei confini, sostenendo l’appello sottoscritto nei giorni scorsi da 115 associazioni: «Sembra impensabile che nel 2020 ci sia ancora chi vuole ridurre e non ampliare i confini di un Parco naturale. Incomprensibile, poi, che gli autori siano al governo della Regione Veneto, dopo vent’anni di malgoverno all’insegna della cementificazione, del consumo di suolo e della devastazione del territorio. La totale mancanza di una visione, che tenga conto anche delle nuove generazioni, è la peggiore eredità che la Lega lascia al Veneto». Al momento del voto in commissione il vicepresidente Andrea Zanoni ha abbandonato l’aula per protesta assieme al capogruppo del Pd Stefano Fracasso e alle colleghe veronesi Anna Maria Bigon e Orietta Salemi. «Per la prima volta in Veneto e in Italia viene tagliata la superficie di un parco naturale regionale: davvero un risultato di cui vantarsi per Zaia. Quanto accaduto però è molto grave anche dal punto di vista della forma, che in questo caso è sostanza, si tratta di una scorrettezza nei confronti dell’opposizione e di tutto il territorio», attacca Zanoni perché il presidente Francesco Calzavara è voluto andare subito al voto. «Una forzatura mai vista, dato che Italia Nostra e Legambiente avevano consegnato due documenti e, a norma di regolamento, doveva essere dato il tempo necessario per approfondire le novità emerse dalle audizioni. La Lega però ha fretta di chiudere questa partita contro il Parco della Lessinia, perché sa che la maggioranza dei veneti è a favore delle aree protette e vuol far passare la cosa sotto silenzio, senza arrivare a ridosso delle elezioni». Intanto è stato sono stati organizzati, in luoghi e orari ancora da definire, tre giorni di festa di compleanno per i 30 anni del Parco, per dire no alla sua riduzione: giovedì 30 accensione di trenta candeline; venerdì 31 serata di proiezioni e di letture sulla storia del Parco e sabato primo febbraio camminata con partenza da luoghi diversi per convergere assieme e spegnere le 30 candeline. •