L’orso Papillon cade nella trappola

L’orso Papillon avanza nella neve sul monte Carega dopo lo sconfinamento
L’orso Papillon avanza nella neve sul monte Carega dopo lo sconfinamento
Vittorio Zambaldo30.04.2020

È finita in un tubo la grande fuga di M49, l’orso che nelle ultime settimane aveva fatto le sue scorribande anche nel Veronese. Martedì sera verso le 21.30 è entrato nella trappola, un grande tubo con un’esca alimentare per attiralo e la fame questa volta è stata più forte del consiglio di girare alla larga. Finisce, almeno per ora, la libertà di Papillon, come lo aveva battezzato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, affascinato dalla straordinaria vitalità di questo esemplare che già catturato lo scorso luglio e rinchiuso nel Centro di recupero fauna alpina Antonio Falzolgher di Casteller, riuscì a fuggire il giorno dopo in maniera rocambolesca, richiamando il racconto autobiografico dell’ergastolano Henri Charrière, detto Papillon per via di una farfalla tatuata sul torace, evaso definitivamente dalla colonia penale della Guyana francese, dopo diversi tentativi infruttuosi. A Casteller, a pochi chilometri a Sud di Trento, gestito dall’Associazione cacciatori trentini, in un tratto di bosco che era fortemente degradato, c’è un ambiente adatto alla riabilitazione degli animali feriti, che una volta rimessi in salute vengono riportati in libertà. A chi fosse preclusa questa possibilità, restano a disposizione grandi recinti con parti boscate. Sarà questa la dimora definitiva di M49 decisa da due ordinanze del governatore della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti confortate dal parere positivo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). In base al suo comportamento M49, di quattro anni e 167 chilogrammi di peso, è classificato sulla scorta di criteri oggettivi del Pacobace, il Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali, come soggetto problematico pericoloso perché, sebbene non abbia mai aggredito persone, è stato comunque protagonista di numerosissimi episodi di danneggiamento ad animali domestici e cose, l’unico della novantina di orsi della colonia che popola il Trentino ad avere queste caratteristiche che gli hanno meritato questo provvedimento restrittivo della sua libertà. Ha sfondato porte di malghe e rifugi, ha causato parecchi danni, con predazioni su bovini adulti e ben 50 incursioni fra malghe e baite. Quest’anno, dopo il risveglio dal letargo, lo scorso febbraio, era già entrato in quattro malghe danneggiandole e sul Carega la settimana prima di Pasqua aveva rotto infissi e porte in due rifugi e in una malga. Cercare cibo dietro le porte, com’era diventata sua abitudine, anche recentemente con l’apparizione vicino a due case a Cassone di Malcesine e negli ultimi giorni tentando di entrare anche in case abitate, salendo le scale esterne e affacciandosi a una finestra, ha segnato anche la sua sorte. «Non potevamo indugiare oltre», ammette Giovanni Giovannini, dirigente del Servizio Foreste e Fauna della Provincia autonoma, «perché M49 ha un comportamento assolutamente anomalo per un orso. Il suo isolamento aiuta anche l’accettazione di tutti gli altri 90 orsi della colonia trentina che non danno nessun problema e di cui la popolazione neppure si accorge che esistano. L’aver identificato gli edifici come luoghi di approvvigionamento ha determinato un comportamento a cui dovevamo mettere fine per non arrivare a conseguenze estreme». È la risposta di Giovannini ai comunicati di diverse associazioni animaliste che in queste ore hanno giustificato il carattere insolito di M49 con la ricerca di cibo. Trasferito dalle Alpi Giudicarie, dove è stato catturato, a Casteller, M49 al suo arrivo è stato sedato per le visite veterinarie e le analisi e poi liberato in un recinto nel quale in pochi giorni imparerà dove trovare cibo e acqua. A comportamento appreso avrà accesso a un’area più grande dove è già ospite dal 2011 l’orsa adulta DJ3, anch’essa rinchiusa con provvedimento «contingibile e urgente» perché nonostante numerose attività di dissuasione si ostinava a visitare i centri abitati e a predare in pieno giorno delle pecore, come era accaduto a Spiazzo Rendena. •