Il vescovo agli alpini: «Siate giganti»

Pellegrinaggio alpino a Passo Fittanze con il vescovo di Trento monsignor Lauro Tisi
Pellegrinaggio alpino a Passo Fittanze con il vescovo di Trento monsignor Lauro Tisi
V.Z.23.07.2019

Ancora insieme gli alpini di Verona e Trento, a quel Passo Fittanze che fino a cent’anni fa era stato confine di stato, seconda linea della Grande guerra, ma da quasi cinquant’anni, da quando è onorato di un’area sacra con un monumento ai Caduti, è luogo annuale del più grande pellegrinaggio alpino nel Veronese. Quest’anno la ricorrenza è stata particolarmente solennizzata dalla presenza dell’arcivescovo di Trento monsignor Lauro Tisi, per la prima volta presente alla cerimonia, che raduna centinaia di penne nere e simpatizzati per la messa di ricordo, l’alzabandiera e la deposizione di corone d’alloro alla pietra dedicata al milite ignoto. La sfilata, aperta dalla fanfara della Città di Ala, è stata chiusa da quella di Sommacampagna, con in mezzo il grande tricolore sostenuto dalle braccia degli alpini e i vessilli sezionali, mentre centinaia di gagliardetti dei gruppi veronesi e trentini facevano ala al loro passaggio. Il benvenuto è partito dal sindaco Lucio Campedelli, che ha ringraziato i presenti, i numerosi colleghi o i loro rappresentanti della montagna veronese. «Siamo qui per non dimenticare ed essere degni del ricordo di chi ci ha preceduti», ha esordito Campedelli. «Essere qui è come tornare a casa, fra persone semplici che condividono valori veri, perché la montagna non è solo paesaggio, ma anche un modo di vivere». Gli ha fatto eco il collega primo cittadino di Ala Claudio Soini, auspicando che «la vita alpina sia di monito a tanti ragazzi di oggi per cercare una vera pace, che nasca dai cuori e non solo dai simboli». Nel suo intervento Paolo Frizzi, vicepresidente vicario della sezione di Trento, si è detto orgoglioso di essere presente con due sezioni alpine che celebreranno il prossimo anno il proprio centenario di fondazione. «Dev’essere memoria dei nostri padri e occasione di riflettere per il futuro, un argine per costruirlo. Come?», si è chiesto Frizzi, «facendo bene quello che sappiamo fare meglio: gli alpini!», ha concluso. Luciano Bertagnoli presidente della sezione scaligera ha agganciato la cerimonia alla modernità: «Con FaceApp, molti cercano l’applicazione per invecchiare il proprio volto. Sono andato a vedere le foto di chi nel 1920 ha partecipato al primo raduno nazionale sull’Ortigara e devo dire che non ho trovato nulla di diverso dalle facce degli alpini di oggi. Unica e irripetibile storia, semplice ma grandiosa, per non dimenticare». L’arcivescovo Tisi ha ringraziato per i saluti dell’amico e vescovo di Verona monsignor Giuseppe Zenti, arrivati tramite il cappellano degli alpini don Rino Massella, e prendendo spunto dal racconto evangelico di Marta e Maria. Si è chiesto: «Perché siamo finiti in un mondo così frenetico, in una struttura che non ha più nulla di umano?». «La tragedia dell’Occidente è credere che l’uomo viva di solo pane, aver confuso l’idea che basti il pane e non servano i commensali, che spesso sono un disturbo e uno si augurerebbe di avere una mensa senza troppe seccature». «Voi alpini rappresentate esattamente l’opposto», ha riconosciuto il vescovo, «perché senza gli altri gustereste un pane amaro. Siate dei giganti con dei punti interrogativi, con domande che vengono dal volto e dal bisogno degli altri, non dei nani che hanno davanti solo punti esclamativi. Vivere la gratuità non è una buona azione, ma l’unico modo per diventare signore della propria vita, perché se l’unica parola che sento è l’eco della mia, vuol dire che per me è finita», ha concluso monsignor Tisi, strappando un improvviso e spontaneo applauso a tutti i fedeli presenti. La celebrazione si è conclusa con la recita della preghiera dell’alpino da parte di Bruno Doardo e il canto Signore delle cime del coro Ana Amici della baita di Lugagnano che ha anche accompagnato la liturgia. Poi è stata festa per tutti nei diversi appostamenti allestiti dai vari gruppi. •