Arriva l’orso Papillion e fa danni ai rifugi

L’orso fotografato sul Carega dal carabiniere forestale Luca Signori
L’impronta dell’orso lasciata sulla porta del rifugio Scalorbi
L’orso fotografato sul Carega dal carabiniere forestale Luca Signori L’impronta dell’orso lasciata sulla porta del rifugio Scalorbi
Vittorio Zambaldo11.04.2020

L’orso M49, battezzato Papillon dal ministro Sergio Costa, si è svegliato dal letargo e da un mese gira per il Trentino. Da due giorni è a ridosso del confine con il Veronese e il Vicentino e ieri pomeriggio se ne stava crogiolato al sole sulla neve sul fianco del Monte Plische a 400 metri in linea d’aria dal rifugio Pompeo Scalorbi. Tracce del suo passaggio le ha lasciate lì e anche più in alto al rifugio Mario Fraccaroli. I due gestori sono stati avvertiti dai forestali di Trento e dai carabinieri forestali di Verona per salire a controllare i danni subiti. «Nel rifugio non è entrato perché ha scardinato uno scuro del piano terra, ma si è trovato poi l’inferriata e ha dovuto rinunciare», riferisce Silvia Marcolin dello Scalorbi, «ma è entrato invece nella parte invernale del rifugio che rimane accessibile per gli escursionisti». Danni maggiori ci sono stati invece al Fraccaroli, come riferisce Carlo Baschera: «Ha sfondato la porta d’ingresso del bivacco invernale dove è entrato e ha poi divelto parte del rivestimento in legno. Dentro non conserviamo nessun tipo di alimento, ma è un orso intelligente perché ha capito che dietro le porte di baite e rifugi trova sempre del cibo. Ha provato senza successo a entrare in cucina e ha divelto completamente la porta in legno della bussola dell’ingresso principale, rompendo anche un vetro e facendosi dei tagli perché ci sono in giro delle macchie di sangue. Poi si è trovato la porta in ferro e con quella non ha avuto fortuna. La porta Rei (taglia fuoco) utilizzata invece per chiudere il locale del compattatore delle acque nere è stata letteralmente piegata, a dimostrazione della forza incredibile che ha l’animale», aggiunge Baschera che ha potuto vedere nitidamente sulla neve le tracce del percorso del plantigrado, arrivato sulla cima del Carega dalla Vallarsa. «Diciamo che è il posto migliore che finora ha trovato», commenta con ironia Silvia Marcolin, «perché ci risulta che sia in movimento da giorni ma non si sia finora fermato se non qui dove è arrivato da due giorni e per adesso pare non volersene andare». È preoccupato il sindaco di Selva di Progno Marco Cappelletti: «C’è stata piena collaborazione con il collega di Ala, competente per territorio e ho fiducia che le autorità trentine sappiamo come risolvere il problema. Sono preoccupato per la vicinanza a Giazza: si è svegliato dal letargo e ha fame, non vorrei che scendesse verso le contrade e il paese», dice preoccupato. È quasi certo comunque che non resterà in zona: gli esperti ritengono che sia alla ricerca di una femmina e dovrebbe spostarsi nel giro di pochi giorni se non di ore. La Regione Veneto attraverso Gianluca Fregolent, direttore della Direzione Agroambiente, programmazione e gestione ittica e faunistico-venatoria ha già allertato, su informazioni della Provincia autonoma di Trento la polizia provinciale e i carabinieri forestali e avvertito che «pur trattandosi di un esemplare finora non pericoloso (non è responsabile di attacchi né di falsi attacchi nei confronti di persone), è tuttavia responsabile di numerose predazioni a carico di bestiame domestico e, soprattutto, di incursioni in baite e malghe disabitate, con danni materiali che portano a classificarlo come soggetto problematico». • © RIPRODUZIONE RISERVATA