«Senza negozi il centro sta morendo»

Roberto Bianchini, consigliere comunale (e negoziante) di San Giovanni Lupatoto
Roberto Bianchini, consigliere comunale (e negoziante) di San Giovanni Lupatoto
Renzo Gastaldo 06.10.2019

Il centro storico di San Giovanni Lupatoto, inteso come insieme di negozi di vicinato che popolavano la piazza centrale, non c’è praticamente più. Parole di Roberto Bianchini, consigliere comunale M5S, che vede un futuro assai grigio per il centro storico del paese. «Il centro storico dal punto di vista commerciale sta progressivamente degradando e nei fatti sta morendo», ha detto il consigliere grillino in un accorato intervento svolto in Consiglio comunale mentre si discuteva il piano di interventi del centro. «Il centro storico è soltanto nelle carte, nelle schede e negli armadi dell’amministrazione comunale ma nella realtà non esiste più», ha aggiunto Bianchini. «Di fatto il centro del paese, inteso come presenza di negozi, si trova da alcuni anni fuori dall’abitato». L’esponente M5S, che di professione fa il negoziante, faceva riferimento al centro commerciale Verona Uno, struttura con decine di negozi che si trova in via Battisti, sulla strada che da Pozzo porta verso Verona. «Questo è il frutto delle scelte del Comune di alcuni anni addietro e il conto lo hanno pagato i piccoli negozi storici. Se il Comune facesse uno studio approfondito emergerebbe che all’infuori delle 6-7 negozi storici, le altre attività commerciali di centro paese nascono e durano due anni al massimo, poi chiudono; nei prossimi quattro anni metà delle botteghe del centro storico avranno forti difficoltà», ha concluso il consigliere del M5S. Secondo Bianchini presto sorgeranno le strutture commerciali di nuova generazione che faranno cadere nel degrado non solo gli esercizi commerciali del centro del paese ma anche gli attuali centri commerciali del territorio. Una previsione che trova sostanzialmente d’accordo Enrico Miglioranzi, presidente della Confcommercio lupatotina e coordinatore dei Negozi del Lupo, associazione cha raggruppa con fini promozionali una quarantina di negozi locali. «Le considerazioni di Roberto Bianchini sono fondate e basate sull’amarezza della situazione odierna che vede spostarsi il lavoro verso la zona industriale-commerciale di San Giovanni Lupatoto», dice Miglioranzi. «È la conseguenza di uno sviluppo non equilibrato del paese e un consumo di suolo al momento smodato. Come rappresentanti dei negozi abbiamo fatto tante proposte per la parte storica del paese, rimaste però senza seguito da parte dell’amministrazione». «Ora serve intervenire con sgravi prima che gli esercizi chiudano, per non perdere le competenze che solo un piccolo negozio», aggiunge l’esponente dei commercianti. «Attenzione, non occorrono interventi impossibili, basta che il Comune stanzi un fondo dedicato al commercio di vicinato, già fatto in altri Comuni della provincia. A Padova hanno pensato di incentivare la riapertura dei negozi chiusi, il che è già un bel passo, ma è il passo finale, a chiusure di negozi già avvenute, come è successo anche a Bussolengo, altro paese sconvolto dalle continue aperture di centri commerciali». Secondo Miglioranzi, ad aziende che pagano le tasse da 50 anni, uno sgravio sulle immondizie si può fare, così come a una nuova azienda che riapre una vetrina chiusa, un piccolo sgravio sulla pubblicità dell'insegna lo si può applicare, come a un bar non mette le slot machines. «Ci si accorgerà presto che una vetrina spenta, un negozio chiuso, l'aver investito e permesso ampliamenti senza limiti ai centri commerciali, sono situazioni che portano a pesanti conseguenze. Tra queste vi è una peggiore qualità della vita, il calo dei servizi ed il fatto per l’utente di dover continuamente prendere l'auto», conclude Miglioranzi. «Lo stesso valore delle abitazioni cala se non vi sono servizi vicini e scende il valore di paese. Ce ne rendiamo conto quando passiamo per Raldon, prima vittima a livello commerciale dell’eccessivo sviluppo delle zone commerciali in zona industriale». •

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