Il latino torna materia di studio di dieci attempati laureati

Gli studenti di latino con il docente Tommaso Migliorini FOTODIENNE
Gli studenti di latino con il docente Tommaso Migliorini FOTODIENNE
R.G. 19.02.2020

Cosa ci fanno dieci laureati alle sei di sera in un’auletta del centro culturale? Sono a lezione di latino e l’insegnante, per l’età, potrebbe essere tranquillamente il loro figlio. Accade a San Giovanni Lupatoto, dove un corso della Libera Università è dedicato alla lingua romana per eccellenza. «Lingua morta? Ma scherziamo!» obietta il dottor Enzo Bertacco, medico di famiglia in pensione. «Non c’è nulla di più attuale del latino e dei testi classici. Un esempio? Nelle lezioni più che tradurre epigrafi marmoree, d’intesa con il docente, abbiamo avviato un percorso conoscitivo sul sistema delle declinazioni, dei verbi e degli elementi della sintassi. Ebbene la riscoperta della sintassi e dell’analisi logica è stata spesso interrotta dallo stupore per la constatazione di quanti vocaboli della lingua italiana e del dialetto traggono la loro etimologia dalla lingua latina». Sull’attualità del latino e dei testi, Bertacco fa un solo esempio tratto dall’Eneide, il dramma di Virgilio scritto (in latino) qualche decennio prima della nascita di Gesù ma relativo alle fuga da Troia di Enea dopo la guerra, datata 1200 avanti Cristo. «Nel primo libro dell’Eneide si riporta la tragedia dei migranti fuggitivi che arrivano a nuoto e, respinti, si chiedono che razza di uomini e di patria sia quella di approdo. «Ci negano il rifugio della sabbia» si dice nel poema, è esattamente quello che stiamo vivendo nei nostri giorni. A dimostrazione che l’attualità dei classici non finisce mai» pone in evidenza Bertacco, che ha proposto al docente questo brano per un compito in classe. Aggiunge Roberto Facci, professore di inglese e ricercatore storico (è anche presidente del Comitato Radici, organismo che si occupa di storia lupatotina): «Le lezioni sono momenti di vera cultura dove gli studenti studiano e si impegnano soltanto per passione e voglia di arricchimento personale. Non c’è infatti nessun tornaconto, neppure quello di imparare una lingua a scopo di viaggio e di turismo». Dice ancora Facci a proposito della preparazione dell’insegnante: «Io pensavo di sapere qualcosa di latino ma di fronte alla preparazione dell’insegnante mi sono reso conto che è meglio tacere e prendere appunti». Il docente del corso di latino è il professor Tommaso Migliorini, 39 anni, originario di Zevio, laureato in lettere classiche all’università di Firenze dopo aver frequentato la Scuola Normale Superiore di Pisa. Appassionatissimo di latino e greco, oltre che di italiano, ha aggiunto alla laurea italiana un paio di master alle università tedesche di Monaco e Tubinga. Ha insegnato poi all’Università di Padova, al corso di Filologia Bizantina, e a Venezia a Ca’ Foscari. Infine ha scelto di fare il «profe» di italiano e filosofia nelle scuole superiori della città. Oggi è all’istituto professionale Fermi: «Dove insegno italiano e storia e un po’ di buona creanza» scherza il professore di latino appassionato anche di camminate in montagna e canto corale. Oggi l’unico posto dove si può udire il latino è n Vaticano. «Ma anche quella è una lingua libresca non quella praticata a Roma duemila anni fa, ricostruibile per qualche parte soltanto dai graffiti di Pompei» conclude Migliorini, «spero che l’esperienza continui». •