Case confiscate e inutilizzate Il Comune le ridà al Demanio

Il residence alla Ferlina, teatro della contesa tra il Comune e il proprietario dei 23 immobili confiscati
Il residence alla Ferlina, teatro della contesa tra il Comune e il proprietario dei 23 immobili confiscati
G.CH. e L.C.04.02.2020

Essere proprietari di ventitrè miniappartamenti confiscati dallo Stato nel residence alla Ferlina in viale dell’Industria e non sapere cosa farsene. È il paradosso, vissuto dal Comune di Bussolengo in una vicenda iniziata nel 2008 di cui abbiamo già scritto nell’edizione de L’Arena del 30 agosto 2017. LA DELIBERA. Pochi giorni fa, però, è arrivata la svolta con la prima delibera del Consiglio comunale di Bussolengo del 2020. Quegli immobili, hanno deciso i consiglieri, tornano al demanio che, a sua volta, aveva assegnato gli alloggi proprio al Comune con un decreto risalente al 17 luglio del 2015. Il 13 dicembre 2019, l’Agenzia nazionale per la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata ha revocato il suo decreto di quattro anni prima. La richiesta all’Agenzia di gestione degli immobili della criminalità organizzata era stata presentate dal sindaco con due note protocollate tra il 4 marzo e il 7 novembre dello scorso anno anche se nel caso in esame del Consiglio comunale, l’imprenditore finito sotto processo non aveva alcun legame con la malavita organizzata. Quei mini appartamenti, emerge dalla delibera del Consiglio comunale, saranno mantenuti al patrimonio indisponibile dello Stato e saranno destinati alle esigenze lavorative degli agenti di polizia, Guardia di finanza e militari dell’Arma. LA VICENDA. La vicenda ha inizio il 24 ottobre 2008 quando il titolare della società edile, proprietaria dei 23 appartamenti, patteggiò due anni con l’accusa di aver tollerato l’esercizio della prostituzione negli immobili di sua proprietà nel residence alla Ferlina. L’allora gip Sandro Sperandio dispose anche la confisca dei ventitrè appartamenti di proprietà della società, intestata allo stesso imprenditore. La sentenza diventò definitiva e gli immobili diventarono prima dello Stato e furono poi assegnati al Comune. Nelle intenzioni anche della precedente amministrazione, come ha sottolineato l’ex sindaco Paola Boscaini nella sua dichiarazione di voto in Consiglio, quegli appartamenti erano destinati per persone in difficoltà come padri separati o disoccupati. Ma il piano è saltato: «Anche le cooperative, alle quali ci eravamo rivolti per la loro gestione, non hanno trovato persone disponibili a trasferirsi in quelle case». L’assessore ai lavori pubblici Claudio Perusi, ha seguito la questione e l’ha introdotta in Consiglio, ricordando che, oltre al parere favorevole dei Revisori dei conti, «il Comune aveva già fatto due bandi per cercare di utilizzare questi alloggi». BANDI DESERTI. Un’operazione senza successo, però: «Purtroppo», ha concluso Perusi, «queste due gare sono andate deserte. I bandi per l’affidamento in comodato gratuito del bene immobiliare erano rivolti a cooperative sociali ed enti di solidarietà con fini sociali. Ma le condizioni dell’immobile e la sua collocazione in un’area poco servita come la Ferlina hanno fatto sì che non ci fossero enti interessati alla gestione. E quindi la proposta è caduta. A questo punto ci siamo trovati a gestire un bene che, di fatto, è diventato un onere per il Comune per le troppe spese che ci competono come proprietari. Da qui la decisione di arrivare alla loro dismissione». •