«Volavo e l’ho visto schiantarsi»

Marco Casella in volo: a Malcesine aveva deciso di usare una vela da Speed Riding, più piccola e veloce
Marco Casella in volo: a Malcesine aveva deciso di usare una vela da Speed Riding, più piccola e veloce
Emanuele Zanini26.06.2020

Marco Casella, il trentenne milanese caduto rovinosamente a terra mercoledì pomeriggio durante un volo con il parapendio vicino alla pista di atterraggio di Malcesine, purtroppo non ce l’ha fatta. È morto nel corso della scorsa notte all’ospedale Santa Chiara di Trento. Le ferite riportate nel tremendo impatto con il terreno erano troppo gravi e non gli hanno dato scampo. Erano le 17 quando l’uomo stava concludendo un volo panoramico, ma pochi istanti prima di toccare il suolo qualcosa è andato storto. Arrivato probabilmente troppo veloce, Casella si è schiantato contro una ringhiera e un muretto situati a fianco della piattaforma. I primi soccorsi e i sanitari del 118 trentino hanno fatto il possibile per bloccare l’emorragia provocata dalle gravissime ferite riportate soprattutto alle gambe, e al bacino, rotto in più punti. Il giovane sportivo è andato anche in arresto cardiaco, ma i medici sono riusciti a far tornare a battere il cuore. Arrivato al pronto soccorso in condizioni molto gravi, è stato operato con urgenza per cercare di salvargli la vita. Le condizioni però erano troppo gravi: troppi i politraumi nella parte inferiore del corpo. Nel corso della nottata l’uomo è deceduto. Mercoledì Casella era salito in quota sul Baldo con la funivia assieme a un amico con cui aveva raggiunto la vetta e poi a piedi da Tratto Spino si era diretto poco distante, verso nord, nel punto in cui molti appassionati di questa disciplina sportiva si lanciano nel vuoto, ammirando il panorama mozzafiato con una spettacolare vista sul lago di Garda e sulle montagne che lo circondano per poi atterrare in paese. «Ci siamo lanciati insieme, ognuno con la propria vela», racconta il compagno di volo, che preferisce restare anonimo, dello sfortunato sportivo milanese. «Marco era preparato, con una più che buona esperienza nel settore. Era la prima volta che volava a Malcesine. Durante il volo è andato tutto bene. Il tempo era perfetto. Io ero poco dietro di lui. Alcuni istanti prima di atterrare però qualcosa è andato storto, non a causa di una folata di vento o di condizioni climatiche avverse, ma purtroppo di uno sfortunato e imprevedibile errore di valutazione in fase di atterraggio». Che purtroppo gli è stato fatale. Casella era uno sportivo conosciuto e preparato nel settore. Era un pilota esperto. Abitava a Segrate, nel Milanese, dove era istruttore di skydiving all’Aero Gravity di Sero, vicino a Milano, dov’è presente una struttura a tunnel in cui si rimane sospesi nell’aria grazie ad un’enorme ventola che simula la caduta libera nel paracadutismo. Anche nel parapendio aveva una buona esperienza. Nei propri profili social lo si vede immortalato in volo o a terra con la sua vela. A Malcesine aveva deciso di usare una vela da Speed Riding, caratterizzata da una superficie piccola, di circa nove metri quadrati, più veloce e quindi differente dal parapendio tradizionale. Forse a causa dell’alta velocità del mezzo volante, il trentenne milanese non è riuscito ad evitare il violentissimo impatto con il suolo. «Purtroppo ho visto la scena mentre ero in volo», afferma ancora l’amico. «Mi sono subito reso conto della gravità dell’incidente. Appena sono atterrato mi sono precipitato verso di lui e assieme ad altre persone corse sul posto abbiamo chiamato i soccorsi, mentre cercavamo di tamponare con un laccio emostatico il sangue che usciva copioso soprattutto dalle gambe. È stato terribile». Poi l’arrivo dei sanitari e la corsa con l’elicottero in ospedale a Trento, dove poche ore dopo il suo arrivo è morto. «Marco era una persona riservata, sempre gentile e disponibile», afferma il compagno di volo di Casella, ricordando l’amico. I funerali del trentenne lombardo si svolgeranno domani alle 14 nel quartiere milanese di Lambrate. •

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