Funivia Prada, torna la fiducia

Il titolare Alessandro  TencaIl sindaco Maurizio CastellaniIl ristoratore Matteo Calzà
Il titolare Alessandro TencaIl sindaco Maurizio CastellaniIl ristoratore Matteo Calzà
Emanuele Zanini 26.11.2019

I riflettori sulla funivia di Prada sono tornati a riaccendersi e con essi anche le speranze. L’arrivo alla stazione di partenza di una decina di pilastri in acciaio che sosterranno il secondo troncone dell’impianto a fune del basso Baldo, chiuso dall’agosto 2013, fa ben sperare. Nonostante non sia ancora giunto il momento dell’avvio dei lavori, per ottenere il quale è necessario ancora una serie di nulla osta tecnici, la notizia fa crescere la speranza di vedere riaperta al più presto l’infrastruttura, di cui i Comuni di San Zeno di Montagna e Brenzone sono proprietari al cinquanta per cento ciascuno. Per Maurizio Castellani, sindaco di San Zeno, il primo carico di pali della seggiovia depositato a Prada «è un bel segnale. Ha dimostrato che i nostri sforzi portati avanti in questi anni, dopo un triennio di fatiche burocratiche, stanno dando i primi frutti concreti. La notizia», afferma il primo cittadino sanzenate, «ha ricevuto commenti positivi anche dalla popolazione. Ha visto che qualcosa si muove. La gente ora ha più fiducia, compresi gli imprenditori del territorio direttamente o indirettamente interessati all’opera. Per Davide Benedetti, sindaco di Brenzone, «l’arrivo dei piloni è ben augurante. È un piccolo ma significativo passo verso l’obiettivo finale. Ora speriamo che si possa procedere a tappe forzate per chiudere l’iter amministrativo, iniziare con i lavori e riaprire gli impianti. La funivia», osserva l’amministratore del paese dell’alto Garda, «ha bisogno di questa infrastruttura, che porterebbe nuova linfa al turismo locale». Benedetti, inoltre, ha dichiarato che si sta organizzando prossimamente un incontro assieme allo stesso Castellani, a Piergiorgio Schena e Adriano Formaggioni, rispettivamente presidenti di Atf, Azienda trasporti funicolari Monte Baldo e Prada Costabella srl per fare il punto della situazione. Anche dagli operatori trapela un cauto ottimismo, dopo anni di attesa. «È un segnale che fa ben sperare», conferma Matteo Calzà, gestore del rifugio Chierego, non distante dalla stazione di arrivo a Costabella a oltre 1.800 metri di altitudine. Speriamo davvero che sia la volta buona». Anche per Alessandro Tenca, gestore del rifugio Telegrafo, «è un segnale indubbiamente positivo, anche se non si può ancora festeggiare. Speriamo che si riescano a superare in fretta tutti i passaggi burocratici ancora mancanti e poi finalmente aprire». Nel frattempo nel corso di questa settimana a Prada dovrebbero essere trasportati con dei tir gli altri piloni della seggiovia che verranno depositati vicino a quelli già collocati venerdì scorso nel parcheggio davanti alla stazione di partenza. Intanto procedono l’iter burocratico e amministrativo per l’approvazione definitiva dell’opera e la relativa partenza dei lavori. Lo scorso 15 novembre Atf, che ha predisposto un piano da 3,6 milioni di euro per il rifacimento della cestovia ex novo nel primo tratto fino al baito Turri e della seggiovia, ha richiesto un nuovo procedimento di Via, Valutazione di impatto ambientale, dopo che la Provincia aveva chiesto alcuni chiarimenti sulle differenze tra il progetto definitivo ed esecutivo. L’ente provinciale nei prossimi giorni pubblicherà l’avvio di procedimento della Via, a cui potranno essere presentate tra l’altro delle osservazioni, con il relativo parere anche di vari enti tra cui la Soprintendenza. Una volta ottenuta la Via, che si stima possa essere rilasciata nel corso della prima parte del 2020, sarà la volta della conclusiva concessione di linea da parte della Provincia, che comunque, fa sapere, è legata anche ad altri pareri di altri enti e al rispetto di tempistiche precise dettate dalla legge. La corsa contro il tempo per riaprire entro l’anno prossimo magari già nel corso dell’estate come ambiscono da Atf, è ripartita. •