Riacquista l’uso di una delle mani bruciate

Theodat con l’equipe che l’ha operato, padre Eliah Chale e Sofia Tawete FOTO PECORA
Theodat con l’equipe che l’ha operato, padre Eliah Chale e Sofia Tawete FOTO PECORA
Katia Ferraro 11.12.2019

Theodat sorride mentre mostra con vergogna le sue mani. Non è contento di essere al centro dell’attenzione, ma è il giorno in cui la sua storia diventa di dominio pubblico come esempio di solidarietà e speranza che possono diventare realtà anche per chi, come lui, vive in un villaggio sperduto dell’Africa. Grazie a due interventi eseguiti dall’equipe di Chirurgia della mano dell’ospedale Pederzoli di Peschiera, Theodat potrà recuperare la funzionalità della mano sinistra, mentre saranno necessarie altre operazioni affinché anche la mano destra, ora ridotta a poco più di un moncone, possa essere almeno in parte usata. Theodat ha 13 anni e vive ad Hanga, un villaggio nel sud della Tanzania. Orfano di entrambi i genitori, è arrivato in Italia il 26 ottobre scorso accompagnato da padre Eliah, parroco del villaggio, e da Sofia, infermiera nel dispensario e centro salute di Hanga. È stato padre Eliah, nel dicembre scorso, a segnalare il suo caso al professor Arcangelo Gentile, ordinario di veterinaria all’Università di Bologna e presidente dell’associazione di promozione sociale Vet for Africa, nata dall’esperienza di solidarietà portata avanti dal 2003 da alcuni studenti di medicina veterinaria della stessa università. È grazie all’associazione e ai suoi benefattori che Theodat è arrivato in Italia, mentre l’ospedale Pederzoli ha sostenuto i costi di ricovero e degli interventi chirurgici. All’età di tre anni Theodat si è ustionato le mani sul braciere dell’abitazione in cui viveva. Gli esiti cicatriziali gli hanno provocato gravi deformità a entrambe le mani, compromettendone la funzionalità. Nonostante ciò, in questi anni ha imparato a scrivere con la mano sinistra, la meno compromessa dall’incidente ma molto poco utilizzabile a causa della «fusione» delle dita provocata dall’ustione. Ancora più delicata la condizione della mano destra, completamente destrutturata e con le sole estremità formate da una parte di pollice e mignolo. Venuto a conoscenza della storia del ragazzo, il professor Gentile ha chiesto aiuto al dottor Ruggero Testoni, amico di famiglia e responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia della mano all’ospedale Pederzoli. «Una lesione di questo tipo avvenuta a tre anni ha sovvertito l’anatomia normale della mano», ha spiegato il Testoni. «Abbiamo dovuto valutare, attraverso un’angiografia, la possibilità di separare le dita, perché c’era il rischio di lasciare qualche dito senza vascolarizzazione». I due interventi sono stati eseguiti il 7 e il 26 novembre dall’equipe formata dal dottor Testoni e dai chirurghi Denis Romani e Leonardo Braggio, che hanno operato in contemporanea entrambe le mani. Ora per la sinistra si prevede il recupero di una buona funzionalità, che in un prossimo futuro potrà diventare completa anche dal punto di vista estetico con un ulteriore intervento che permetterà di estendere le dita ora flesse all’interno. Più delicata la condizione della mano destra. «Per il momento abbiamo esteso il polso che era flesso a novanta gradi, permettendone la mobilità e in futuro vedremo se sarà possibile creare una sorta di pinza», ha aggiunto Testoni. Per la bruciatura, ha precisato, tutte le dita si sono aggrovigliate e fuse all’interno della mano generando un «affastellamento osseo irrecuperabile» se non per ciò che resta del pollice e del mignolo, che potrebbero essere «estesi» per creare la funzionalità di una «pinza» se crescendo Theodat valuterà positivamente questa possibilità. Il ragazzo tornerà in Tanzania solo quando le ferite si saranno rimarginate. Ad assisterlo, oltre al personale dell’ospedale cui è andato il ringraziamento del professor Gentile, si alternano anche gli studenti dell’Università di Bologna, che hanno conosciuto Theodat la scorsa estate durante un’esperienza di missione insegnandogli anche un po’ di italiano. •

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