«Grazie alla Pederzoli potrò ancora ballare»

K.F.15.12.2019

Felice di aver salvato il piede e di poter continuare a ballare, la sua grande passione. Giovanni Chiodo, genovese di 78 anni, nei giorni scorsi ha inviato alla redazione de L’Arena una «lettera di merito e di ringraziamento» rivolta all’ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda e in particolare al reparto di chirurgia vascolare. In bella calligrafia e in stampatello ha scritto nero su bianco il suo caso clinico e il motivo del suo gesto: la riconoscenza e la gioia per non essere stato costretto ad amputare il piede destro, unica soluzione che gli era stata prospettata nell’ospedale della sua città in cui era stato in cura per anni. Una lettera analoga è arrivata anche al quotidiano ligure Il Secolo XIX, che oltre a riportare la sua storia ha fatto in modo che fosse avviata un’indagine interna all’azienda sanitaria della Liguria per verificare se tutte le procedure siano state applicate correttamente. Il giornalista del Secolo XIX ha infatti verificato che l’apparecchiatura utilizzata all’ospedale Pederzoli per rivascolarizzare la gamba destra del signor Chiodo, chiamata Rotarex, risulta in dotazione anche all’ospedale genovese in cui gli era stata prospettata come unica soluzione l’amputazione, dopo l’occlusione dei due bypass realizzati. Ora si dovrà capire il motivo per cui l’apparecchiatura non è stata usata per curarlo. «A Genova non mi hanno proposto di provare a intervenire con questo strumento», conferma il signor Chiodo al telefono, «dopo l’ecodoppler mi hanno solo detto che era arrivato il momento di tagliare il piede. Io allora sono scappato». Nella lettera arrivata in redazione spiega di essere un paziente diabetico con ischemia critica alla gamba destra. All’ospedale Pederzoli la rivascolarizzazione è stata ottenuta con quattro successivi interventi utilizzando anche il Rotarex, strumento che frantuma le calcificazioni nelle arterie. «Non sono riusciti ad arrivare alle dita del piede, motivo per cui ora sto seguendo una terapia farmacologica, ma in caso di bisogno tornerò dai medici che mi hanno curato». Nella missiva Chiodo ringrazia il dottor Bruno Migliara e i colleghi Griso, Mirandola e Feriani, ma anche gli assistenti della sala operatoria e tutto il personale infermieristico. «Io adesso sto bene, sento di nuovo il piede e sono orgoglioso di essere riuscito nell’intento di salvarlo dall’amputazione». •