Sbarrato l’accesso all’hotel «Ma il Comune non c’entra»

I new jersey che chiudevano l’ingresso dell’hotel FOTO AMATO
I new jersey che chiudevano l’ingresso dell’hotel FOTO AMATO
K.F.31.03.2019

Per qualche giorno blocchi di cemento e nastri segnaletici hanno impedito l’accesso dalla strada Gardesana (Sr249) ai parcheggi dell’hotel Parchi del Garda, a Pacengo di Lazise, barriera ora rimossa. Il provvedimento di chiusura non è stato però un atto di forza del Comune di Lazise, che da anni attende sulla stessa strada la realizzazione di una rotatoria, opera prescritta alla società committente e originaria proprietaria dell’hotel (la Grand hotel ai parchi srl, oggi fallita) nella Valutazione di impatto ambientale della Provincia di Verona e inserita come beneficio pubblico nella convenzione urbanistica che la società stipulò nel 2009 con il Comune. Fonti interne al Comune riferiscono che la chiusura dell’accesso ai parcheggi è stata disposta dall’ufficiale giudiziario in esecuzione dell’ordine di sfratto emesso nell’ambito della causa civile promossa dalla nuova società proprietaria del complesso ricettivo, la Dory srl con sede a Milano, contro la Benacus srl, che finora ha gestito la struttura nonostante sia stata venduta all’asta a fine 2016 (la Benacus aveva un contratto d’affitto con la Grand hotel ai Parchi, entrambe parte del patrimonio della famiglia di imprenditori edili veronesi Bonizzato). Ad aggiudicarsi l’hotel a 4 stelle per oltre 35 milioni di euro è stata la Dory srl, società creata ad hoc dal finanziere Davide Serra per l’acquisto dell’hotel di Pacengo. L’imprenditore genovese, conosciuto anche per essere sostenitore di Matteo Renzi, è il fondatore del gruppo Algebris Investments, che gestisce oltre 12 miliardi di euro attraverso vari fondi d’investimento (dati IlSole24Ore). Un ingente patrimonio che fa ben sperare il sindaco Luca Sebastiano di vedere risolta l’annosa questione, su cui pendono ricorsi al Tar del Veneto, un procedimento penale per truffa e falso in atto pubblico (destinato alla prescrizione) a carico di un dipendente comunale e del direttore dei lavori della società costruttrice dell’hotel, la Bonizzato Costruzioni. Ma c’è anche una segnalazione inviata dalla Procura di Verona alla sezione della Corte dei conti di Venezia per verificare se l’amministrazione comunale dell’epoca procurò un danno erariale alle casse dell’ente concedendo l’apertura dell’hotel senza la realizzazione di tutte le opere previste dalla convenzione. Con l’avvocato Stefano Baciga il Comune sta tentando tutte le strade per riuscire a portare a casa i 900mila euro necessari per la realizzazione della rotonda (700mila euro per le opere e altri 200mila per gli espropri già avviati, fa sapere il legale). C’è innanzitutto l’insinuazione del fallimento per chiedere alla sezione fallimentare del Tribunale di Verona che dalla vendita delle proprietà della Grand Hotel ai Parchi venga riconosciuto il credito vantato dal Comune.Parallelamente l’avvocato Baciga sta portando avanti le trattative con la Dory srl, che dalle prime avvisaglie sembrerebbe intenzionata a risolvere la questione bonariamente, senza che il Comune avvii un altro ricorso al Tar. Gli obblighi previsti dalla convenzione urbanistica siglata per la realizzazione dell’hotel sono infatti tuttora in essere: essendo trascritte nei registri immobiliari, le convenzioni urbanistiche costituiscono dei vincoli sui beni immobili per cui sono sottoscritte, obbligando al loro rispetto le proprietà che dovessero succedersi. In questo ambito, spiega l’avvocato Baciga, la prescrizione è di dieci anni, termine che inizia a decorrere dalla scadenza di efficacia delle convenzioni, ovvero dopo dieci anni dalla loro sottoscrizione. In totale si hanno quindi vent’anni di tempo dalla data della stipula. «Siamo ampiamente all’interno di questo lasso temporale», osserva il legale, «abbiamo diverse azioni da esercitare, speriamo di arrivare presto a un risultato positivo». •