«Multe cancellate senza abuso di potere»

La lunga serie di multe cancellate a Lazise rientrano nei binari della legge: il comandante della polizia locale e il sindaco non hanno violato la leggeL’avvocato Marco MirabileIl sindaco Luca Sebastiano
La lunga serie di multe cancellate a Lazise rientrano nei binari della legge: il comandante della polizia locale e il sindaco non hanno violato la leggeL’avvocato Marco MirabileIl sindaco Luca Sebastiano
Giampaolo Chavan 12.03.2019

Il comandante della polizia locale Massimiliano Gianfriddo ha sempre tenuto una condotta rientrante nei parametri di legge oltre ad essere sempre «ragionevole» nel valutare la cancellazione delle multe inflitte dagli agenti della polizia locale soprattutto per l’accesso alla Ztl. Solo in un caso tra quelli indicati nel capo d’imputazione, si potrebbe valutare una sua responsabilità riconducibile però, a problemi di natura amministrativa. Eccoli qui in sintesi i motivi di assoluzione del comandante della Polizia locale, Massimiliano Gianfriddo, difeso dall’avvocato Marco Mirabile. Il suo nome appare in otto dei nove capi d’imputazione della richiesta di rinvio a giudizio, firmato dal pm Valeria Ardito. nel provvedimento della procura, appare anche il nome del sindaco Luca Sebastiano, difeso da Stefano Baciga e Michele Canevaro, in un episodio di annullamento di una multa. Il suo intervento, scrive sostanzialmente il giudice Luciano Gorra, è stato legittimo. Il primo cittadino sapeva, in qualità anche di medico di base, che chi era stato multato, aveva parcheggiato sul marciapiede per portare urgentemente i farmaci ad una sua assistita. Resta solo un capitolo aperto nell’intera vicenda: Gianfriddo e Sebastiano sono accusati di aver minacciato a due agenti di «trasferirli», «distruggerli» e «farli morire». Per queste vicende, verificatesi il 30 novembre 2016 in Comune, il giudice si è dichiarato incompetente inviando gli atti al giudice di pace e ora si è in attesa della fissazione del processo. GLI ALTRI PROSCIOLTI. Erano finiti nei guai anche Emanuele Brambilla, un automobilista livornese, difeso da Emanuele Luppi, sempre perchè «beneficiario» di una multa cancellata dal Comune di Lazise. La sua posizione, però, era stata archiviata ancora durante la fase delle indagini. Sono stati prosciolti poi anche un altro automobilista Tranquillo Marai, 73 anni e un agente di polizia, Vincenzo Fanelli, difeso da Alberto Bardini, residente a Barletta, destinatario di un permesso per sostare in centro storico durante i suoi mesi di servizio in riva al lago. I due sono stati assolti perchè il fatto non sussiste, la stessa formula adottata dal giudice Gorra anche per «prosciogliere» Gianfriddo e Sebastiano. «SPIEGAZIONI RAGIONEVOLI». Il giudice non ha dubbi: le spiegazioni fornite dal comandante dei vigili urbani sono sempre «ragionevoli». C’è di più: l’accusa, fondata sull’esposto dei cinque agenti della stessa polizia locale di Lazise inviata in procura nell’agosto 2016, non ha mai dimostrato che Gianfriddo ha agito per «procurare ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale» pilastro fondamentale per integrare l’accusa di abuso d’ufficio. Un esempio lo si può ricavare proprio nella multa cancellata a Marai il 28 agosto 2015. In questo caso, «non è ravvisabile alcun dolo intenzionale in capo» al comandate della polizia locale. Il motivo? «Ha annullato la sanzione dopo aver accertato che l’infrazione era stata commessa dal privato in stato di necessità». Tanto più, osserva ancora il giudice, che Gianfriddo «non conosceva affatto il Marai e non aveva motivo di favorirlo spudoratamente, togliendogli la multa per un’infrazione non giustificabile». NESSUN ILLECITO. Nella motivazione della sentenza, appare assente anche un altro caposaldo del reato di abuso d’ufficio descritto nell’articolo 323. In tutti i casi esposti dall’accusa, Gianfriddo non avrebbe mai violato neanche i regolamenti e le procedure amministrative. Un esempio? Il classico foglietto giallo, lasciato dai vigili sul parabrezza, rappresenta «un semplice preavviso di accertamento». Ciò vuol dire che «è pacificamente emendabile in via di autotutela amministrativa». E si poteva fare? Certo che sì, è la riposta del giudice, perchè in tutti i casi sottoposti a Gianfriddo, erano emersi elementi per i quali il Comune poteva tranquillamente finire davanti al Prefetto per rispondere della multa inflitta agli automobilisti. Sarebbe stato lo stesso automobilista ad impugnare la multa, ricorrendo all’ufficio del governo, per rivendicare le sue ragioni. E Gianfriddo ha optato per chiudere subito la pratica con un provvedimento di «autotutela amministrativa». ERRORI INTERPRETATIVI. In tutti i casi di annullamento delle multe, manca un’altra componente fondamentale del reato di abuso d’ufficio che è il dolo. «È impossibile raggiungere la prova del dolo», scrive il dottor Gorra, «perchè si tratterebbe di illegittimità non certo macroscopiche, riconducibili ad eventuali errori nell’interpretazione delle norme». E questi eventuali «errori» non sono idonei «a dimostrare l’intento di conseguire un vantaggio patrimoniale o di cagionare un danno ingiusto». AMBIENTE CONFLITTUALE. C’è un riferimento al termine delle 17 pagine della motivazione della sentenza che spiega meglio di ogni altra cosa in che clima è sorta questa inchiesta. Riferendosi alla sua incompetenza per il giudizio delle accuse di minacce, il giudice Gorra ricorda che queste diverbi tra sindaco, comandante dei vigili urbani e gli stessi agenti «sono dovuti alla situazione di conflittualità, creatasi negli uffici della polizia locale». •