Indennità omicidio, decide l’Europa

Federica Pagani
Federica Pagani
G.CH. 19.04.2019

Si apre una piccola fessura di speranza per i famigliari di Pietro Raccagni, morto il 18 luglio 2014 ad undici giorni di distanza dall’aggressione nella sua casa a Pontoglio nel Bresciano. La moglie e i figli, trasferitisi a Lazise e titolari della macelleria in via Porta San Zeno, potrebbero ricevere ben di più di 7.200 euro di risarcimento per l’omicidio del loro caro dopo la decisione di ieri del tribunale di Roma. I giudici capitolini hanno deciso di attendere la sentenza della Corte europea di giustizia per i diritti dell’uomo prima di pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento dei parenti per l’omicidio del commerciante bresciano. I giudici del Lussemburgo, infatti, sono stati interpellati per un caso simile a quello di Raccagni. Nel caso ora al vaglio della Corte europea, si discute sulla richiesta di risarcimento di una vittima di una violenza sessuale di gruppo, avvenuta a Torino nel 2005. La giovane straniera ha chiesto di poter ottenere ben di più di 4.800 euro d’indennità così come stabilisce ora la legge del 2016 per le vittime di violenza sessuale. Viaggia sulla stessa lunghezza d’onda la richiesta dei famigliari di Raccagno, ucciso durante una rapina nella sua villa nel Bresciano ad opera di una gang di albanesi poi condannati in via definitiva con l’accusa di omicidio preterintenzionale con pene che variano dai 14 anni e 4 mesi ai 16 anni e sei mesi e ora tutti detenuti in carcere. Manca una componente fondamentale per chiudere il quadro giudiziario della vicenda Raccagni: il risarcimento dei danni ai parenti di Pietro Raccagni. Una volta constatato lo stato d’indigenza e l’impossibilità di sborsare anche un solo euro di risarcimento dai quattro albanesi, la legge italiana riconosce ai famigliari della vittima un indennizzo «beffa» per i danni morali e non, subiti dalla morte violenta del loro caro: solo 7.200 euro. La moglie Federica Pagani non ha piegato la testa e ha avviato una causa davanti al tribunale di Roma, chiamando in causa sia il ministero dell’Interno, retto ora dal ministro Matteo Salvini che quello di giustizia guidato da ministro Alfonso Bonafede. Ieri mattina, il tribunale di Roma ha deciso che prima di decidere sull’atto di citazione, depositato dall’avvocato Massimo Proietti per conto dei famigliari di Raccagni, attenderà la risposta dal Lussemburgo. I giudici della Corte di giustizia europea dovranno pronunciarsi sull’ipotesi avanzata dai legali della vittima di violenza sessuale «contro lo Stato legislatore per la mancata e non corretta integrale attuazione della direttiva del 29 aprile del 2004 del Consiglio europeo relativo all’indennizzo delle vittime del reato». Quell’indicazione «è idonea a garantire un equo ristoro in favore delle vittime di tutti i reati violenti ed intenzionali». Solo una volta che la Corte europea si sarà espressa, anche il giudice della capitale SI pronuncierà sull’adeguatezza dell’indennizzo, stabilito dalla legge del 2016. Che fino ad oggi, resta di 7.200 euro per i parenti di una vittima di omicidio. •

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