Gli studenti hanno vissuto per giorni «in altri panni»

Mancini parla agli studenti: nel 2012 gli hanno amputato una gamba
Mancini parla agli studenti: nel 2012 gli hanno amputato una gamba
K.F.13.12.2019

Tutte le classi della scuola secondaria di primo grado di Lazise hanno vissuto una settimana «in altri panni». Gli studenti hanno incontrato e si sono confrontati con persone che attraverso la loro disabilità hanno trovato modi diversi di esprimersi ed emergere, hanno partecipato a laboratori introduttivi alla lingua dei segni e al sistema Braille, si sono cimentati in sport alternativi come il torball e hanno scoperto nuove modalità di praticare sport, come giocare a tennis in carrozzina. «In altri panni» è il nome del progetto portato avanti da diversi anni all’Istituto comprensivo Falcone Borsellino di Bardolino e Lazise per far conoscere le tante sfaccettature della disabilità ma soprattutto combattere il pregiudizio che la riguarda. Perché «la disabilità può diventare un limite oppure il modo per trovare forze nuove», come ha detto ai ragazzi Giuliano Mancini, 37enne atleta di triathlon che nel 2012 ha subìto l’amputazione di una gamba dopo essere stato investito in scooter. La settimana è stata aperta dalla testimonianza di cinque atleti: oltre a Mancini, il bardolinese Heros Marai (entrambi cofondatori del Team3Gambe che promuove sfide e allenamenti per atleti protesizzati), Denis Bonetti, in carrozzina dopo la lesione alla colonna vertebrale provocata da un incidente in moto e Paolo Barbera, ipovedente. Tutti accomunati da un percorso comune, ha sottolineato Heros Marai, che ha partecipato a due Paralimpiadi: dopo l’incidente che ha scombussolato le loro vite non si sono dati per vinti arenandosi nella condizione determinata dalla caduta, ma hanno reagito iniziando e portando avanti un percorso di rinascita. Ad accompagnare gli atleti c’era anche Luca Montanari, guida alpina e preparatore atletico che organizza scalate in tutto il mondo anche con persone disabili. Il programma della settimana «in altri panni» è proseguito nei giorni successivi giocando con la squadra di basket integrato «Primo maggio su coraggio», formata da ragazzi con diverse disabilità intellettive; ascoltando il giovane Niki Leonetti, ideatore del progetto «Si può fare» e altre testimonianze; cimentandosi in sport paralimpici e nell’apprendimento della lingua dei segni e del Braille. «In altri panni ha una duplice finalità», spiega Alessandra Priola, docente di sostegno e coordinatrice del progetto, «l’accettazione degli altri ma anche di se stessi, ponendosi degli obiettivi che vanno sempre un po’ oltre». Il percorso porta gli studenti a riflettere anche sui concetti di normalità e diversità, sul pregiudizio che si può combattere con la conoscenza e l’empatia, facendo capire che «inclusione non significa commiserazione, ma passa dal creare persone più attente ai bisogni degli altri», conclude Priola.

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