Commercio, in centro si cambia Basta aprire kebab e sexy shop

Cambia il regolamento per l’apertura dei negozi in centro
Cambia il regolamento per l’apertura dei negozi in centro
Katia Ferraro 05.12.2019

Nel cuore del centro storico di Lazise non potranno aprire nuovi negozi di cibo da asporto che generino odori durante la loro preparazione e attività commerciali come sexy shop, money change (cambio valute), money tranfer (trasferimento di denaro) e compro-oro. Lo prevede l’articolo aggiunto al «Regolamento unico arredo, decoro urbano, giardini d’inverno, utilizzo e concessione dei plateatici» approvato nell’ultimo Consiglio comunale con i voti contrari del gruppo di minoranza. L’articolo, il 75-bis del regolamento, individua alcune specifiche tipologie di attività commerciali giudicate potenzialmente lesive di «interessi generali quali la salute pubblica, la convivenza civile e il decoro urbano», impedendone l’apertura o prevedendone l’adeguamento, per quelle esistenti, di fatto solo una, entro 24 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento. LA RESTRIZIONE riguarda la «zona A» o «prima categoria» del centro storico, che comprende piazza Vittorio Emanuele II, lungolago Marconi e Cavazzocca Mazzanti, le vie Arco, Francesco Fontana e Albarello, le piazzette Partenio e Cordonega e Corso Ospedale. Ed è all’angolo tra Corso Ospedale e via Arco che si affaccia l’unica attività artigianale-commerciale interessata dalla misura, un negozio aperto da marzo 2018 che prepara e vende pesce e patatine fritte take-away. Fin da subito la sua presenza ha generato malumore tra residenti e commercianti di Corso Ospedale e delle vie vicine a causa dei fumi e del forte odore di fritto che si propaga nonostante il locale sia dotato di una cappa a carboni attivi. I cittadini sono intervenuti in varie sedi e con vari mezzi (interessando a più riprese anche il Comune) per ottenere la chiusura dell’attività. «È vietata l’apertura», recita ora l’articolo 75-bis, «di nuove attività di produzione, vendita ed asporto di prodotti fritti preparati sul posto quali, a mero titolo di esempio, friggitorie e panzerotterie». Nei punti successivi il divieto è esteso a «ogni altra attività di produzione o vendita di generi alimentari che producano fumi od odori che si diffondano sulla via pubblica» ad esempio «pesce fresco, cibi etnici quali kebab, sushi, cous cous», e alle citate attività di sexy shop, money change, money transfer e compro-oro. Viene specificato che le limitazioni non si applicano agli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e quindi a ristoranti, trattorie e bar. CONTRARI all’impostazione del provvedimento i consiglieri di minoranza del gruppo «I Volontari-Lazise» per tutti. «L’intento è positivo», ha osservato il capogruppo Andrea Marai Bendazzoli, «ma in questa modifica c’è qualcosa che stride: vengono individuate alcune attività a titolo d’esempio, ma a monte non vengono indicati dei criteri oggettivi che possano definire in modo più generale quelle da limitare». Per Marai Bendazzoli l’articolo così formulato presenterebbe dei «profili di illegittimità», mentre Damiano Bergamini, pur senza citarla, ha fatto riferimento alla friggitoria e alle tensioni che ha provocato chiedendo se il provvedimento adottato sia «lo strumento ideale» per rispondere al disagio dei cittadini. «I divieti sono limitati a una zona, non all’intero centro storico o territorio comunale», ha risposto l’assessore all’urbanistica Barbara Zanetti, ricordando che anche città come Verona, Venezia e Firenze hanno adottato restrizioni analoghe essendo «facoltà delle amministrazioni intervenire con divieti aggiuntivi rispetto a quelli di legge». A margine del Consiglio l’assessore al commercio Fulvio Ziviello ha ricordato che «qualche anno fa c’era una friggitoria in piazzetta Partenio che ha generato disagi, poi ne è sorta un’altra e ci sembrava corretto regolamentare la zona A del centro storico. Siamo partiti da questo atto per tutelare il nostro territorio e i residenti del centro storico». Come annunciato, la friggitoria in questione ha due anni di tempo per adeguarsi alle nuove disposizioni: ciò significa che per rimanere nello stesso negozio i titolari dovranno cambiare tipologia merceologica oppure dovranno trasferire l’attività in un’altra zona. •