Precipitò dalla Rocca, il gup riapre la contesa

L’area delimitata sulla Rocca da dove è caduta Miahela Cioroaba
L’area delimitata sulla Rocca da dove è caduta Miahela Cioroaba
Giampaolo Chavan 18.04.2019

Non c’è stato neanche il tempo di partire che l’udienza preliminare sulla morte di Mihaela Cioroaba è stata subito rinviata. Il giudice Paola Vacca ha chiesto a pm e difensori di integrare il fascicolo processuale con nuovi atti relative, in sintesi, agli obblighi in capo al Comune sulla sicurezza dell’area posta sopra la «Rocca vecchia» dove ha perso la vita la romena il 3 giugno di due anni fa, precipitando nel vuoto. E così l’udienza preliminare a carico Davide Bendinelli, sindaco di Garda, difeso da Giovanni Sala e Paolo Pellicini, Mario Bendinelli, difeso da Francesca Pellicini, assessore ai lavori pubblici, Alessandro Savoia, responsabile dell’area lavori pubblici, difeso da Matteo Nicoli, Manuela Chioatto, impiegata del Comune, difesa da Paolo Capoti e Gabriele Tommasi, capo operaio, difeso da Silvia Marai e Veronica Rossi è stato rinviato a metà settembre. Al centro della contesa processuale, c’è l’accusa di omicidio colposo, rivolta a tutti e cinque imputati. Ieri in aula, erano presenti il figlio della cinquantaquattrenne morta due anni fa, il sindaco Davide Bendinelli, Manuela Chioatto e Gabriele Tommasi. In pratica, sostiene l’accusa, amministratori e dipendenti pubblici avrebbero commesso una serie di negligenze nella gestione dell’area dove ha perso la vita Cioroaba. La romena era approdata in riva al lago con il figlio e la sua fidanzata per una gita nel primo fine settimana del giugno 2017. Tra le altre condotte, ai cinque imputati viene contestata l’aver omesso, recita il capo d’imputazione, «di provvedere alle opere di manutenzione necessarie a prevenire il pericolo di precipitazione di persone dall’area della terrazza panoramica sul lago di Garda, visitata tutti i giorni da turisti». La procura poi ha rilevato che gli interventi di manutenzione del Comune venivano effettuati una sola volta all’anno ed era stato omesso di far collocare dal 25 marzo 2017 «idonei sbarramenti lungo tutto il perimetro ed in particolare nei punti più pericolosi». La decisione di ieri del gup, Paola Vacca, però, sembra rimettere tutto in discussione. Nel suo provvedimento, infatti, il giudice chiede alle parti di chiarire se quell’area panoramica sulla sommità della Rocca vecchia rientrava nei confini del comune di Garda. E ancora: il giudice chiede al pm Giovanni Pietro Pascucci e difensori di chiarire anche gli obblighi del Comune di Garda sulla terrazza, teatro della tragedia di quasi due anni fa. Non risulta, infatti, ha sostenuto il giudice Paola Vacca, che l’ente locale sia proprietario, affittuario di quell’appezzamento di terra. La terrazza panoramica è di proprietà di un privato. In pratica, il gup vuole avere a disposizione tutti i paletti legali necessari per delineare un’eventuale responsabilità penale dei cinque imputati. Ora il pm Pascucci ha tempo fino al 30 luglio per depositare nella cancelleria al primo piano dell’ex Mastino le sue conclusioni mentre i difensori potranno presentare le repliche fino al prossimo 6 settembre. Poi gli imputati e la parte civile, assistita da Stefano Fanini (ieri sostituito in aula dalla collega Greta Sona), si ritroveranno a metà settembre per continuare la discussione. Chi non ha dubbi sulle competenze del Comune nella tutela della sicurezza di quell’area è il patrono di parte civile: «Il sindaco ha dichiarato anche al vostro giornale (vedi articolo del 4 giugno 2017 ndr)», sostiene l’avvocato Stefano Fanini, «che spettava al Comune la gestione del sistema di sicurezza di quell’area. Gli imputati non si ritengono competenti? Si tratta di un’affermazione che lascia molto perplessi. Ci troviamo di fronte ad una situazione più che acclarata». I legali di parte civile hanno avviato anche un’azione extragiudiziale, chiedendo al Comune un risarcimento per i danni morali subiti dal figlio a causa della morte della madre. Già nota da tempo, invece, la posizione dei difensori dei cinque imputati. Si tratta di un’area naturale, di proprietà privata, è la tesi dei legali. «È come se si chiedessero i danni al Comune nel caso di chi cade in burrone in montagna», ha affermato ieri l’avvocato Paolo Pellicini, difensore del sindaco di Garda. Nell’udienza di settembre, la palla passerà al gup che dovrà decidere poi sulla richiesta di processo, avanzata dalla procura nei confronti degli imputati, salvo scelta di riti alternativi. •

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