Un ponte ciclopedonale tra Rivoli e Dolcè

Il ponte dovrebbe sorgere su questo tratto di Adige all’altezza di Ceraino
Il ponte dovrebbe sorgere su questo tratto di Adige all’altezza di Ceraino
Camilla Madinelli 09.08.2019

Un ponte ciclopedonale sull’Adige tra i comuni di Rivoli e Dolcè che collega i percorsi nell’entroterra gardesano e lungo il Lago con itinerari in Valdadige, Lessinia e Valpolicella. Un ponte tibetano in acciaio a 12 corde, lungo 98 metri e largo un metro e 60 centimetri, dalla portata di 400 chili per metro quadro, ancorato alla roccia e posizionato ai piedi della Rocca di Rivoli e all’ingresso della gola della Chiusa, un luogo suggestivo e unico in territorio veronese. È il progetto che intendono tramutare in realtà le amministrazioni comunali di Dolcè e Rivoli, che hanno stipulato un accordo di programma firmato pochi giorni fa dai sindaci Massimiliano Adamoli e Armando Luchesa, per realizzare un attraversamento dell’Adige mediante un ponte tibetano in località Battello di Ceraino già finanziato con 500mila euro derivanti dal Fondo comuni confinanti. L’ha ottenuto il Comune di Dolcè, capofila dell’intera operazione, per coprire integralmente il costo dell’opera. «Stiamo parlando un progetto fantastico, atteso da decenni e oggi ancor più strategico a fronte della rete ciclabile realizzata sia in Valdadige che nell’entroterra del lago di Garda» afferma il sindaco di Dolcè, Adamoli. Turisti e veronesi che la utilizzano sono numerosi. «Alla festa di Peri, a inizio agosto» continua Adamoli «per la prima volta un bel gruppo di persone è arrivato in bici». Trovato l’accordo con il confinante Rivoli, l’ente locale guidato da Adamoli si occuperà di tutta la progettazione mettendo a disposizione la propria struttura tecnica ma affidando l’incarico a professionisti esterni. Dal canto suo, il Comune di Rivoli guidato da Luchesa si è impegnato a inserire il ponte nelle sue carte urbanistiche, a mettere a disposizione un punto di fornitura elettrica per l’illuminazione del ponte, a vigilare sulle fasi progettuali e di realizzazione del progetto. «Crediamo in quest’opera, e riteniamo sia fondamentale e strategica per tutto il comprensorio, dal bacino gardesano alla Lessinia» dichiara Luchesa. OPERA SFREGIO? A Rivoli la delibera consiliare per ratificare l’accordo di programma non ha ottenuto l’unanimità per il voto contrario del consigliere di minoranza Gino Banterla, deciso a farsi sentire per quello che considera uno sfregio in una zona tanto bella quanto delicata. «Mi batto da 45 anni per la salvaguardia della Chiusa e anche stavolta sono deciso a dare battaglia» sottolinea, «l’opera verrebbe costruita nel tratto iniziale della Chiusa Veneta, sito d’incommensurabile valore paesaggistico e geologico, celebrato nei secoli e teatro di grandi eventi storici, tutelato dal legislatore già nel 1953». Per questo il consigliere rivolese all’opposizione aveva chiesto tempo fa che il ponte venisse posizionato più a nord, in località Battello di Rivoli, dove fino agli anni Cinquanta una barca traghetto collegava il paese con Ceraino. «In questo modo si eviterebbero irrimediabili impatti sul paesaggio della Chiusa e al tempo stesso sarebbero salvaguardati progetti di sviluppo turistico del nostro territorio, sulla cui opportunità concordo» conclude Banterla. Ma il passaggio ciclopedonale in quel punto, ribatte il sindaco Luchesa, non si può fare: «Lì è troppo basso il piano campagna vicino al fiume e troppo alto il rischio nel caso di una piena. Inoltre, non essendoci rocce il ponte andrebbe costruito fisso, con due manufatti per sponda a sostenerlo che sarebbero davvero molto impattanti. L’ansa dell’Adige e la Chiusa costituiscono un’area bella e delicata, certo, e non sarà compromessa». Anche il sindaco Adamoli difende l’opera e il suo posizionamento: «Così sarà in asse con i venti della valle e oltre un metro sopra il livello massimo di piena dell’Adige. Sarà poco visibile, certamente meno delle pale eoliche che svettano lì sopra». Ma Banterla non demorde, mettendo in discussione anche un accordo di programma che definisce troppo superficiale perché «non compaiono riferimenti ai vincoli paesaggistici e alla conseguente necessità di tutela. Mi appello alla Soprintendenza e alle associazioni per la tutela dei beni paesaggistici» conclude «affinché si oppongano a quest’opera, strategica sì per la valorizzazione del territorio ma da farsi non in quel punto». •

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