Castello, il Comune si costituisce parte civile

I palazzoni dell’ex lottizzazione Castello a Cavalcaselle
I palazzoni dell’ex lottizzazione Castello a Cavalcaselle
Katia Ferraro 24.11.2019

Il Comune di Castelnuovo del Garda si è costituito parte civile nel procedimento penale che vede coinvolti l’ex sindaco Giovanni Peretti, l’ex vicesindaco e assessore all’Urbanistica Ilaria Tomezzoli (difesi dall’avvocato Luca Tirapelle). Nonché la dipendente comunale Fiorella Carloni, responsabile dell’Area tecnica edilizia privata e urbanistica (difesa dall’avvocato Filippo Vicentini), tutti imputati con l’accusa di concorso in abuso d’ufficio per le condizioni stabilite nell’accordo pubblico-privato con la società Mdc srl, approvato in Consiglio comunale nel febbraio 2017 per la riqualificazione dell’area dell’ex lottizzazione Castello a Cavalcaselle. Condizioni ritenute sbilanciate a favore del privato sia dai consiglieri comunali dell’epoca (oggi quasi tutti al governo del Comune, dal sindaco Giovanni Dal Cero alla vicesindaco Rossella Vanna Ardielli, dall’assessore Cinzia Zaglio al consigliere Marcello Giacomelli), sia dalla Procura di Verona, che partendo dall’esposto presentato dall’allora consigliera Zaglio ha avviato le indagini che hanno portato il pubblico ministero Valeria Ardito alla richiesta di rinvio a giudizio, non disposto perché la scorsa primavera sono stati i tre indagati a chiedere di ricorrere al giudizio immediato saltando la fase dell’udienza preliminare. Il processo si è aperto giovedì scorso con l’accoglimento della costituzione di parte civile del Comune e il rinvio dell’udienza dibattimentale a fine maggio 2020. «Sono convinto che le battaglie politiche si debbano affrontare in Consiglio comunale», sottolinea il sindaco Giovanni Dal Cero, «però la scelta compiuta dall’attuale amministrazione è stata fatta per tutelare il Comune e i cittadini: nell’ipotesi in cui il giudice rileverà dei profili di illegittimità nella condotta degli imputati», continua il primo cittadino, «essendo parte del processo il Comune potrà richiedere i danni». Danni «patrimoniali e non patrimoniali, compresi quelli di immagine», come specificato nella delibera di Giunta approvata qualche giorno fa per autorizzare l’ente ad esercitare l’azione legale, affidata all’avvocato Massimo Leva. I riflettori sono puntati sul terreno comunale di 20mila metri quadrati in zona lago (località Ronchi) che nell’accordo e nella successiva convenzione urbanistica è stato inserito come termine di scambio con Mdc srl per la demolizione di tre dei sette palazzoni incompiuti dell’ex fallimento Castello acquistati all’asta dalla società (finora ne è stato demolito soltanto uno, mentre l’ottavo era stato ceduto ai creditori) e la realizzazione di alcune opere pubbliche per riqualificare la frazione. Al privato è stata data la possibilità di recuperare quasi tutta la volumetria in demolizione edificandola nell’appetibile zona lago, che nell’accordo il Comune si è impegnato a cedere per 200mila euro: 10 euro a metro quadrato, facendo riferimento – come specificato negli atti – agli importi stabilii nelle tabelle provinciali per gli espropri dei terreni agricoli, tenendo conto della destinazione d’uso dell’area nel momento della stipula dell’accordo e non della sua futura trasformazione residenziale. L’esito del processo dipenderà da quali parametri il collegio presieduto dal giudice Sandro Sperandio riterrà più congrui per stabilire il valore del terreno (che è ancora di proprietà comunale, non avendo il Comune proseguito nell’attuare la convenzione) ma anche, sottolinea Dal Cero, dalla valutazione della procedura seguita per assegnare l’area pubblica. Nei mesi scorsi gli ex amministratori e il loro avvocato avevano spiegato a L’Arena di aver chiesto il giudizio immediato per accelerare i tempi del processo, nella convinzione di non aver commesso il reato contestato. «Siamo sereni e per questo abbiamo chiesto il giudizio immediato, vogliamo uscire al più presto da questo incubo», aveva dichiarato Peretti. «So di non aver fatto nulla e che la mia amministrazione non ha favorito nessuno, abbiamo sempre pensato all’interesse pubblico nel sistemare i palazzoni di Cavalcaselle, sui quali gravano ventisette anni di storia e di miseria». •