«Caccia
ai cinghiali?
Troppo tardi»

Raffaello BoniSi ritiene che ora ci siano 1.200 esemplari nella nostra provincia
Raffaello BoniSi ritiene che ora ci siano 1.200 esemplari nella nostra provincia
Emanuele Zanini 07.07.2019

Ambientalisti sul piede di guerra contro il piano provinciale relativo alla caccia al cinghiale sul Monte Baldo. Le associazioni ecologiste del territorio, in attesa di vedere nero su bianco il piano, bocciano nella sostanza il progetto presentato dalla Provincia all'Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Lo studio, redatto dal biologo della Provincia Ivano Confortini, è stato approvato nei giorni scorsi dallo stesso ente pubblico nazionale di ricerca dando il via libera al piano sperimentale di prelievo in selezione del cinghiale sul Baldo per la stagione 2019-2020. «Con l’approvazione a questo piano appare chiara una cosa: l’obiettivo non è più quello di eradicare il cinghiale dal Baldo, dove sta devastando il territorio, ma solo quello di cacciarlo, facendo diventare la specie di interesse venatorio». È il punto di vista unanime degli ambientalisti sul provvedimento provinciale, che dopo il consenso dell’Ispra, attende solo la delibera regionale, prevista già la prossima settimana e che appare ormai solo una formalità, per applicare il provvedimento.

 

L’Ispra ha perfino allargato il periodo di caccia di selezione portando la data di chiusura dal 31 gennaio, proposta dalla Provincia, alla primavera. Per la tecnica della girata invece è confermata l’apertura dal 1. novembre al 31 gennaio. Raffaello Boni, responsabile della sezione Baldo Garda di Legambiente, non ha dubbi: «Leggeremo con attenzione il piano ma è già evidente che non si ha intenzione di eliminare il cinghiale dal Baldo. Verrà dichiarata specie compatibile con l’area e cacciabile». Per Boni inoltre uno dei fattori chiave che ha aggravato la situazione è il tempo perso per strada. «È stata sottovalutata la situazione per anni. C’è stata l’incapacità di «combattere» subito il cinghiale, che ha avuto il tempo di proliferare e prendere possesso indisturbato di buona parte del Baldo», afferma il referente di Legambiente. «Si doveva studiare un piano di abbattimento quando gli esemplari presenti erano relativamente pochi. L’impressione», aggiunge Boni, «è che il problema sia talmente grave che è stata trovata una falsa soluzione per tamponare una situazione sfuggita di mano e su cui tra l’altro manca l’adeguato numero di personale a disposizione degli enti preposti a intervenire. Purtroppo questa appare una sconfitta per il Baldo».

 

Sulla stessa lunghezza d’onda il commento di Giacomo Brunelli, presidente dell’associazione culturale Sorasengi di Caprino che aggiunge: «Il cinghiale non è autoctono né del Baldo né tantomeno delle Alpi. C’è una legge che vieta la permanenza di animali non originari dei luoghi sull’arco alpino e prealpino, e che non è stata rispettata. Con questo provvedimento provinciale si rende l’ungulato animale autoctono cacciabile. In questo modo non si va da nessuna parte. Se oggi ci sono almeno 1.200 esemplari e se ne potranno cacciare fino a 400 nel primo anno (secondo le stime fornite dal piano della Provincia nell’area a gestione venatoria, ndr), come si pensa di eradicarli?», si domanda Brunelli. «Il controllo non è l’eradicazione. E intanto i cinghiali continueranno a distruggere il territorio e la biodiversità del Baldo che questo piano non tutela affatto». Per Mario Spezia dell’associazione culturale Il Carpino l’introduzione della caccia sul Baldo «diventa estremamente pericolosa in quanto il suo controllo appare assai complicato anche per la scarsa disponibilità di personale addetto. Ho inoltre forti dubbi che poi il tutto avvenga nel rispetto delle regole e delle prescrizioni dell’Ispra. Se autorizzi la caccia», insiste Spezia, «bisogna saperla gestire e regolamentare, considerando inoltre la presenza nel territorio di diversi bracconieri senza scrupoli». «Servirebbe un piano di intervento più complessivo e lungimirante», aggiunge il presidente de Il Caprino. «Invece pare non ci sia una reale intenzione di risolvere il problema ma solo far vedere alla politica e all’opinione pubblica che in qualche modo ci si muove. Tutti citano spesso le straordinarie peculiarità dell’Hortus Europae, ma nessuno fa qualcosa di concreto per tutelarlo». Concorde anche Michele Dall’O, presidente di Wwf Verona, che tra l’altro sottolinea come «il problema cinghiali è stato creato proprio dai cacciatori. Non si può risolvere la questione dandola in mano proprio a coloro che il problema l’hanno causato». •