Cartoline dei bambini e musica
Così «rivivono» gli olivi avvelenati

12.04.2019

Il via lo ha dato la voce di un piccolo olivo, un suono trasmesso a una app e amplificato. A quella voce si sono aggiunti strumenti musicali antichi e moderni, flauti, gong, arpa e saxofono, violini, violoncelli e pianoforte, fisarmoniche e chitarre, alla fine anche la voce umana per un concerto improvvisato e inedito, mai ascoltato e non più ripetibile, una rarità che ha dato vita al flash mob organizzato come gesto riparatore e solidale verso i quattro olivi avvelenati con i gasolio sulle colline di Tregnago.

Il tutto si sarebbe dovuto svolgere nell’oliveto violato, ma le condizioni meteo incerte hanno dirottato una folta partecipazione di adulti e bambini nella medioevale chiesa della Disciplina. Davanti a due giovanissimi olivi in vaso, che sostituiranno due dei quattro che stanno morendo, su sono esibiti artisti e poeti.

Per primi i bambini degli istituti comprensivi di Tregnago e Bosco Chiesanuova dove insegna Emanuele Zanfretta, proprietario con la compagna Giovanna dell’oliveto. Sono state un migliaio le cartoline scritte o disegnate e inviate dai bambini con i loro messaggi di solidarietà alle piante, di invito al rispetto della natura e di ascolto della voce del futuro che è quella dei piccoli e degli alberi «gli unici che ci danno l’ossigeno e a cui non bisogna fare del male», ha scritto Gabriele del terzo anno della primaria. Il Plants Play, un dispositivo che permette di ascoltare la musica generata dagli alberi e dai fiori è stato ideato da Edoardo Taori e Federica Zizzari ed è stato realizzato da un’équipe di professionisti informatici e del suono a cui ha affidato la propria idea la giovane coppia, che vive nel Salento, dove ha fatto una scelta di immersione nella natura. Sulle note che l’olivo ha modellato si sono uniti gli strumenti di tutti i musicisti presenti, facendo sentire la voce dell’indignazione, ma anche della solidarietà e della pace con il creato. Zanfretta ha sintetizzato il senso dell’evento:

«Condividere per suddividere un peso e sentire che tanti altri pensano e agiscono in maniera diversa mettendo in pratica tanti piccoli gesti per custodire la natura».

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