Al Fracastoro misurazione febbre a chi entra e nuovi percorsi in ospedale

Paola Dalli Cani22.03.2020

Pulizia delle mani e misurazione della temperatura a chiunque entri all’ospedale Fracastoro di San Bonifacio. Ma, soprattutto, da ieri nuove modalità di accesso blindato al pronto soccorso.

«Da fronteggiare», spiega Andrea Tenci, primario del pronto soccorso sambonifacese, «è l’atteso picco epidemico, ma anche il prevedibile aumento di pazienti “ordinari”, conseguenza della chiusura del pronto soccorso dell’ospedale di Villafranca (trasformato in Covid hospital, ndr)».

 

Si spiegano così le nuove misure che riorganizzano l’accesso al pronto soccorso e che hanno anche come obiettivo quello di «garantire rapido riconoscimento e cura adeguata ai pazienti con insufficienza respiratoria acuta». Al Fracastoro ci sono riusciti sfruttando tutta la versatilità degli spazi, modulandoli sulla nuova emergenza ma anche potendo contare sull’ex direttore del pronto soccorso Osvaldo Orsi che si è messo a disposizione a titolo gratuito.

Al pronto soccorso si entra a piedi dalla scala del lato Ovest (lato guardia medica): l’ascensore è fermo e i non deambulanti possono essere accompagnati in auto fino all’ingresso carrabile del pronto soccorso. L’ingresso della cosidetta «camera calda», cioè l’area chiusa tra le due coppie di portelloni pneumatici che normalmente si aprivano e chiudevano con fotocellula, sono chiusi: si entra nell’area solo dopo aver suonato un nuovo campanello con citofono. Ad accogliere il paziente, e solo lui per contenere il più possibile il contagio, pensa il personale del pronto soccorso mentre l’accompagnatore si allontana dalla zona percorrendo la corsia esterna, quella che lambisce la piazzola dell’elisoccorso.

Da qui passano anche le ambulanze che si fermano davanti ad una porta scorrevole che, ancora una volta, viene aperta dall’interno dal personale del pronto soccorso avvisato dell’arrivo di un paziente. Il corridoio viene ovviamente chiuso nel caso in cui sia in decollo o atterraggio l’eliambulanza.

 

La «camera calda» è stata organizzata con due nuove postazioni protette, cioè box di plexiglass dietro il quale sta un operatore: il primo, quello del pre-triage e triage ed un secondo, con un percorso differenziato, per pazienti con febbre o sintomi respiratori e dunque sospetti Covid 19. I percorsi di ingresso si differenziano quindi subito e rimangono distinti in tutto il pronto soccorso, anche in caso di dimissione sicura e rapida dopo gli accertamenti: per i sospetti Covid19 viene disposto un pacchetto diagnostico che in breve tempo, e con esecuzione completa in aree specifiche del pronto soccorso (lastre al torace, ad esempio, vengono fatte direttamente qui), consentono di verificare anche l’eventuale positività a quel punto dirottata su un percorso ancora più ristretto e sicuro.

L’ex sala gessi è diventata una sala di attesa Covid19 con sei postazioni distanziate e dotate di campanello d’allarme. Sempre al pronto soccorso sono stati creati tre box decontaminabili che consentono la gestione isolata dei positivi gravi a personale dedicato e che può dunque razionalizzare anche il consumo di dispositivi di protezione inviduale, mentre l’ex area di Osservazione breve intensiva è riservata alla gestione dei codici gialli Covid 19. La tenda pneumatica superiore già da tempo è, in caso di necessità, la nuova Obi (quella inferiore non è ancora stata utilizzata).

La prestazione standard del pronto soccorso, cioè quella extraCovid, viene gestita su percorsi alternativi che riducono al massimo i contatti e che nella stragrande maggioranza dei casi mantengono le persone nell’area pronto soccorso. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

CORRELATI