Tassa di soggiorno
In ansia
gli albergatori

Turisti a Verona (foto archivio)
Turisti a Verona (foto archivio)
P.M.02.12.2019

Non è mai stata ben digerita. Ma ora la tassa di soggiorno, di cui la manovra finanziaria prevederebbe il raddoppio (da 5 a 10 euro, ndr) pesa sullo stomaco degli albergatori come una cena pesante a tarda notte. «Nubi fosche per le imprese e i 430 milioni di turisti nel nostro Paese. Il nostro settore, dopo tante promesse, trattato come la solita vacca da mungere», commenta Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. Verona, stando ai calcoli previsti nella Finanziaria, dovrebbe mantenere invariata l’imposta: con circa 2,4 milioni di turisti l’anno non raggiunge la pattuglia dei Comuni abilitati al raddoppio, quelli che registrino presenze pari a venti volte il numero di abitanti. «Il problema però resta e sembra essere alle prese con la proverbiale Repubblica delle Banane», si indigna Giulio Cavara, presidente di Federalberghi per Verona. «Mentre altri Paesi investono in promozione qui si trova più facile creare fonti di approvvigionamento per le casse comunali».

 

A conti fatti, in una struttura alberghiera cittadina a tre stelle, una famiglia di tre persone versa attualmente 2,50 euro per persona al giorno. Salendo di una categoria nella scala ricettiva l’imposta lievita a 3,50 euro e con essa il calcolo relativo per una permanenza plurigiornaliera. E così via lungo la scala del lusso. «Già si fa sentire l’aumento da un anno all’altro, quest’anno rispetto al 2018», osserva Cavara. «Credo che la tassa di soggiorno sia concettualmente sbagliata», aggiunge, «ma elevarla o addirittura pensare di raddoppiarla lo ritengo un semplice suicidio economico. In realtà la vera operazione da fare sarebbe recuperare l’evasione nel settore delle locazioni turistiche che nelle stime vale circa 2 o 3 milioni. Ma è più comodo, forse, colpire chi paga». Per rischiare il raddoppio ipotizzato nella manovra governativa il flusso turistico dovrebbe raggiungere i cinque milioni. Ma per il capoluogo si ferma in realtà sotto la soglia dei tre. Ben diversi i numeri se si consideri l’intero territorio provinciale.

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