Molestato quando aveva 13 anni
porta il prete in tribunale

Gli avvocati  Perusi e  Tamanini in studio: seguono i presunti  abusi di un prete su un ragazzino
Gli avvocati Perusi e Tamanini in studio: seguono i presunti abusi di un prete su un ragazzino
Alessandra Vaccari 08.11.2019

Abusato per un anno e mezzo quando aveva poco meno di 13 anni da un prete. Una situazione che lui, che con nome di fantasia chiameremo Carlo, per qualche anno ha rimosso, reagendo con una chiusura in sè stesso, con depressioni e isolamento. Comportamenti che poi sono sfociati in una patologia maniaco ossessiva, certificata da psichiatri che negli anni lo hanno seguito, sia al centro di salute mentale che con perizie che oggi sono depositate in tribunale a Verona, dove il 4 dicembre si tiene la prima udienza civile in cui sono citati in giudizio la Procura generalizia dei Figli di santa Maria Immacolata, la parrocchia di ponte Crencano e la diocesi di Verona, che in questo caso ha affidato la parrocchia di santa Maria Ausiliatrice alla congregazione.

 

«Mi sento sempre sporco, sento ancora il bagnato della saliva della lingua del prete che mi baciava ovunque», dice Carlo, che al primo incontro nello studio degli avvocati Stefano Perusi e Giulia Tamanini, anzichè porgere la mano allunga un dito e nell’altra mano ha un noto prodotto disinfettante che subito si passa sulle mani. «Io quelle cose che il prete mi faceva le avevo raccontate ai miei genitori, ma non mi avevano creduto. Non le ho raccontate subito. All’inizio non capivo bene cosa stessimo facendo. Mi sembrava di essere il suo chierichetto preferito. Mi portava in giro, al cinema. Ma poi mi metteva le mani addosso. Veniva a casa nostra a portare l’eucarestia a mia nonna, era tutto gentile e i miei credevano che io scambiassi la sua gentilezza con altro». Ma gli approcci sessuali continuavano e Carlo, ha finito per avere la sindrome di Stoccolma, che gli faceva “amare“ il suo carnefice. Provava per lui un sentimento positivo, una totale sottomissione volontaria, aveva instaurato in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà con il suo carnefice.

 

«Lui mi dava anche delle mance. Mi diceva che aveva mostrato alcune mie foto ai suoi parenti e che loro volevano darmi le mance. Io non so se avesse delle mie foto, non ci avevo pensato. Ogni momento era buono per baciarmi. In confessionale, apriva la grata che divide chi si confessa, si apriva la camicia, mi metteva la testa sul suo petto. Mi ricordo lo schifo per quel corpo villoso». Ma è stata la terapia con degli psicologi a far emergere tutto quello che aveva costretto Carlo a diventare quello che poi è diventato, con un’invalidità riconosciuta dell’80%. Negli anni, l’uomo che adesso è quasi quarantenne, si è appoggiato ad associazioni che si occupano di abusi su minori. «Il 4 dicembre è fissata la prima udienza civile», spiegano i suoi avvocati, che hanno messo insieme una serie di indizi. Nel frattempo il prete che Carlo accusa è deceduto. «So di non essere stato l’unico caso. Molti anni fa mi dissero che anche un altro ragazzino veronese aveva raccontato di aver vissuto la mia stessa esperienza, e infatti il prete venne mandato via da Verona».

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