Il basket piange Riccardo Petrelli. Quel terribile incidente e la rinascita sul parquet

Riccardo Petrelli
Riccardo Petrelli
Anna Perlini 19.11.2019

Il basket gli era così entrato nel sangue a fondo e ogni volta che il legame si allentava trovava il modo di risaldarlo. Se quale intoppo gli bloccava la carriera cestistica, pescava l'assist per segnare in modo diverso.

Ora sul parquet del cielo chissà con chi Riccardo Petrelli parlerà di canestri, o di Tezenis, che ne piange la prematura scomparsa.

Classe '87 è stato giocatore, arbitro, ufficiale di campo, allenatore minibasket, e addetto alla sicurezza durante le partite della Scaligera Basket. La Verona dei canestri è in lutto, Riccardo purtroppo è morto prematuramente per un malore.

La vita non è stata generosa con lui: fu vittima di un grave incidente a 12 anni. Il 15 aprile del 2000 uscendo dalle scuole Alighieri, venne investito mentre attraversava sulle strisce pedonali. Sbatté con la testa sullo spigolo del marciapiede, rimase in coma per 40 giorni.

L'investitore non si fece mai vivo, fra chi lo andava a trovare c'era invece Matteo Nobile, di cui Riccardo era un grande fan. «Gli portai la mia canotta e in ospedale conobbi i suoi famigliari» racconta l’ex giocatore gialloblù. «C'era sempre tanta gente attorno al suo letto, i suoi compagni di scuola. Tornai al suo risveglio, ci tenemmo in contatto e quando lo incontravo parlavamo di pallacanestro, era davvero appassionato», racconta l'ex ala della Scaligera Basket. La palla a spicchi era nel suo destino. Era nato infatti nello stesso condominio della famiglia Piotto e proprio con la Cestistica aveva giocato fino a prima dell'incidente. Aveva talento, era bravo.

Ma non recuperò mai del tutto, per la botta alla testa doveva prendere cortisonici e farmaci contro l'epilessia. Impossibile giocare. Sui campi tornò da arbitro, prima gara in under 13 Cestistica-Grizzly Lessinia nella palestra di via Venier dove aveva fatto minibasket. «Ci ha dato una mano fischiando nei campionati giovanili, lo ricordo molto disponibile ed entusiasta, rimase con noi fino al 2013», racconta Giacomo Azzali del comitato arbitri di Verona. Chiusa anche la porta di direttore di gara, pur continuando nel Csi, si aprì quella di ufficiale di campo nei campionati senior regionali e giovanili d'eccellenza. In Tezenis era apprezzato come addetto alla sicurezza durante le partite dall'Agsm Forum. Nella vita non rinunciò ai suoi sogni. La patente, lui che ci vedeva da un occhio solo, fu una conquista. Si laureò in Scienze dell'Educazione.

Ora le partite della Tezenis le guarderà dall'alto, il tifo di sicuro sarà lo stesso.