Boonrod, il cane
che doveva
finire in pentola

Boonrod nella gabbietta
Boonrod nella gabbietta (BATCH)
16.02.2016

Dalla gabbietta arrugginita in cui era rinchiuso ha visto molti suoi simili morire. Tra atroci sofferenze, torture e sevizie. Perchè quella bestia che è l’uomo è convinto che il dolore renda la carne più tenera. Era l’unico ancora in vita, presto sarebbe stato il suo turno. Aspettava che lo prendessero quando nello scantinato sporco e puzzolente sono entrati gli agenti della polizia thailandese e alcuni attivisti di Soi Dog Foundation, associazione animalista no profit che aiuta gli animali randagi. Quel cucciolo impaurito deve a loro la vita; alla scrittrice veneziana, veronese dal 2009 Paola Tonussi la sua rinascita. Un amore nato al computer. «Ho visto il dolce muso di quel cagnolino maltrattato sul sito di Soi Dog e immediatamente ho deciso di adottarlo», racconta la scrittrice. Quel cucciolo adesso ha un nome: «Boonrod, che significa colui che si è salvato», spiega Tonussi, «adesso ha una cuccia, una casa e due sorelle - Fala e Sole - che lo adorano. È un cane dolcissimo. Sono felice di avergli dato un’opportunità; l’amore e la serenità che mi offre ogni giorno non hanno prezzo».

Boonrod è il primo cane thailandese fuggito alla macellazione adottato in Italia. Chiarisce la padrona: «Grazie al lavoro di sensibilizzazione di Soi Dog Foundation, nel dicembre 2014 la Thailandia ha approvato una legge sulla protezione degli animali che vieta l’uccisione dei cani e l’utilizzo a fine alimentare della loro carne. Un successo storico, la Thailandia è stato il primo Paese del sud est asiatico a compiere questo passo. Ma egualmente il traffico continua: ci sono i contrabbandieri, che catturano i cani, li nascondono in scantinati e grotte e li uccidono con modalità bestiali».

In uno di quei macelli clandestini, nel nord della Thailandia, la polizia trovò Boonrod. «Gli animali sono la mia grande passione», confida la scrittrice, «sono iscritta a associazioni animaliste italiane e straniere e sono una sostenitrice di Soi Dog Foundation. Quando sul sito ho visto la foto del cane, mi sono subito attivata per averlo. Dovevo solo sperare che lo ritenessero idoneo all’adozione. Non tutti i cani che salvano, purtroppo, sono in grado di socializzare con l’uomo dopo le torture cui sono sottoposti».

Boonrod, dopo mesi di cure dei volontari thailandesi, è arrivato in Italia ai primi di ottobre. Dalla Thailandia chiedono periodiche verifiche: «Ogni settimana», spiega la padrona, «devo mandare una sua foto per dimostrare che sta bene».

La storia di Boonrod diventerà presto un libro, tradotto anche in inglese. «I diritti di autore», anticipa l’autrice, «andranno interamente alla Soi Dog Fundation. Il lavoro che quei ragazzi stanno facendo in Thailandia e Cina è enorme. Meritano il nostro sostegno». P.COL.