«Voglio scrivere, vi prego aiutatemi»

Luigino Moriggi con la sua inseparabile macchina da scrivere
Luigino Moriggi con la sua inseparabile macchina da scrivere
Roberto Massagrande29.06.2020

Un anziano scrittore per passione non può più sedersi alla tastiera perché non trova i ricambi della sua rarissima macchina da scrivere elettro-meccanica: una Canon Typestar 10 II, ricercato oggetto di modernariato per collezionisti. E lancia un appello per risolvere una ricerca che sembra diventata un’impresa impossibile. Per Luigino Moriggi, 80 anni, mettere nero su bianco emozioni, sentimenti, ricordi nei ritagli di tempo di una vita piena, scandita da cinque figli e l’impresa di famiglia di pompe funebri da mandare avanti con i fratelli (oggi condotta dai figli ndr), è sempre stata un’esigenza vitale. È anche musicista e cantante e come cantautore ha prodotto dischi in vinile, cd e suonato in spettacoli amatoriali. La Canon Typestar è stata fin dai primi anni Ottanta la sua fedele compagna, che l’ha aiutato a coltivare una passione che si fa sentire tuttora impellente. Quando questo modello della Canon arrivò sul mercato prometteva una serie infinita di prestazioni automatiche, per l’epoca fu una piccola rivoluzione rispetto ai modelli meccanici, poteva memorizzare e correggere in un piccolo display e poi stampare una riga intera. Piccola e leggera, funzionava anche a pile, quelle di solito usate per una normale torcia. Un modello soppiantato dai primi computer. Luigino ha imparato a battere sui tasti così, scrivendo una riga alla volta, ed è andato avanti tutti questi anni. Ora, le particolari cartucce a nastro sono introvabili, il negozio dal quale si riforniva in paese ha chiuso da tempo e le scorte che aveva in casa sono finite. «Ho sempre scritto per soddisfazione personale», confida Moriggi, «è un’attività piacevole che mi da sollievo e che adesso mi manca molto. Ho provato a sedermi davanti a un computer o alle vecchie macchine meccaniche ma non ce la faccio, riesco a scrivere solo con la mia Canon che uso da una vita», assicura mostrando la sua macchina ormai inutilizzabile. Moriggi, in gioventù, era molto conosciuto come calciatore: giocava nel Villafontana ed era un fenomeno nei dribbling. Fin da quando aveva 16 anni si dilettava a scrivere, soprattutto canzoni, ma anche racconti, commedie e poesie. Scriveva testo e musica, come nel caso dell’inno dedicato alla sua squadra prodotto in migliaia di copie grazie a uno sponsor. Un cantautore che metteva inoltre la sua firma anche sugli strumenti che suonava. Ha ereditato dal nonno la passione per il mandolino e ne ha costruiti a mano oltre cento, tutti pezzi unici, uno diverso dall’altro, e li ha chiamati i moriggini, ognuno con un diverso volume della cassa acustica ma in grado di mantenere la sonorità tipica del mandolino. Alcuni sono dei veri prototipi, come ad esempio quello a 12 corde al posto delle tradizionali otto, e quello sperimentale costruito in plexiglas. Sono stati anche esposti in una mostra organizzata proprio a Bovolone. Ha musicato negli anni ’90 un’intera edizione del grest estivo e si è esibito con alcuni amici in concertini serali durante l’estate. La passione di mettere nero su bianco emozioni e ricordi si fa ancora sentire. «Quando ho la giusta ispirazione», confida, «mi siedo alla scrivania con la mia macchina. Parto sempre da avvenimenti, sentimenti e sensazioni vere, c’è un po’ della mia vita. Cerco perciò una cartuccia che possa rimettere in funzione la mia cara macchina da scrivere. Vederla ferma mi mette tristezza. I tentativi fatti finora sono andati purtroppo a vuoto. Se qualcuno è in grado di aiutarmi sarei l’uomo più felice del mondo». •