«Non dava segni
di vita, ho provato
a rianimarlo»

Fabio Tomelleri29.11.2019

«Ho visto quell’uomo a terra, immerso in una pozza di sangue». La signora Chiara Malvezzi è ancora scossa dopo aver visto, per prima, il corpo del giovane albanese, freddato da alcuni colpi di pistola nel parcheggio antistante il ristorante «Il Volo leggero», che a quell’ora era chiuso, in via Corte Casalino ad Isola Rizza. 

 

La signora Chiara non si è persa d’animo ed ha raggiunto la propria abitazione per chiedere ai propri congiunti di soccorrere il giovane ed è uscita di casa con la figlia Serena, dottoressa specializzanda in Medicina d’urgenza al Pronto soccorso di Borgo Trento, per tentare di aiutare il ferito. Madre e figlia, quindi, sono tornate in auto al parcheggio e la dottoressa trentasettenne ha iniziato tutte le manovre di rianimazione. «Purtroppo l’uomo rimaneva immobile», sottolinea Serena Patuzzo, «e non dava alcun segno di reazione. Non riuscivo a sentirgli neppure il polso. Ho cominciato quindi a praticare sul torace del ragazzo il massaggio cardiaco. Anche se sembrava che per lui non ci fosse più nulla da fare ho continuato tuttavia ad effettuare le manovre cardiache fino a quando non sono giunti i soccorsi del 118». 

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