Anziani truffati, la banda finisce in carcere

Anziana apre la porta a un tecnico: i carabinieri hanno arrestato la banda ritenuta responsabile di raggiri
Anziana apre la porta a un tecnico: i carabinieri hanno arrestato la banda ritenuta responsabile di raggiri
Stefano Nicoli 16.06.2019

Si spacciavano per medici o funzionari dell’Inps. E con il pretesto, quanto mai lusinghiero specie in questi tempi di vacche magre, di aumentarne la pensione carpivano la fiducia di ignari anziani. I quali si ritrovavano poi la casa svaligiata, pagando così salata una buonafede indotta da una speranza destinata purtroppo a rimanere tale. Al termine di serrate indagini, la banda composta da tre truffatori residenti nel Basso Veronese, che agiva in trasferta mettendo a segno i raggiri nel Padovano e nel Vicentino - non è comunque escluso che abbia colpito anche nella nostra provincia - è stata smascherata dai carabinieri della stazione di Vescovana (Padova) con i colleghi della Compagnia di Este e della stazione di Legnago. Gli ordini di carcerazione, emessi dal gip del tribunale di Rovigo Pietro Mondaini su richiesta del pm della Procura rodigina Ermindo Mammucci, sono stati quindi notificati a Francesco Catter, 35enne di Legnago, a Soleima Floriani, 31 anni, di Terrazzo, e a Cosmo Pulejo, di 52 anni, residente a Merlara, nella Bassa padovana, ma di fatto domiciliato a Minerbe. Quest’ultimo, tra l’altro, si trova già recluso nel carcere di Montorio dallo scorso maggio quando venne arrestato, assieme ad un 17enne, a Villa Bartolomea da una pattuglia del Nucleo operativo e Radiomobile di Legnago con un «sasso» di eroina da 25 grammi. Un filone, quello legato allo spaccio di sostanze stupefacenti, su cui proseguono ora le indagini degli inquirenti, che nell’ambito dell’operazione hanno sequestrato anche 20 grammi di cocaina. L’INDAGINE. La tessera chiave del mosaico investigativo che ha permesso di incastrare il trio di truffatori, sulla scorta di un’articolata attività tecnica suffragata dal riconoscimento effettuato dalle vittime e da altri indizi, è stata una Ford Focus: l’auto su cui si spostavano i malviventi, che era stata notata aggirarsi attorno alle abitazioni, poi razziate, dei pensionati presi di mira. Ed è stato proprio seguendo i movimenti della macchina in questione - la stessa condotta da Pulejo il pomeriggio in cui venne fermato con la droga dai militari del Norm - che gli uomini del sottotenente Gianni Menichetti sono riusciti a risalire all’identità dei banditi. Tutti volti noti alle forze dell’ordine con all’attivo precedenti specifici. LA TECNICA. La fantasia dei truffatori, che spazia dal collaudato «trucchetto» dello specchietto a quello dell’abbraccio passando per la «bonifica» di soldi e gioielli fatti riporre in frigorifero per ripararli dalle esalazioni di gas, ormai non ha più limiti. E la variante scelta dalla banda rappresentava la trappola ideale per prendersi gioco di pensionati che spesso fanno fatica ad arrivare a fine mese. Ossia promettere un assegno più consistente con una verifica a domicilio. In realtà si trattava solo di un odioso stratagemma per sfruttare la loro ingenuità. Stando agli accertamenti degli inquirenti, il terzetto si presentava a casa di anziani indifesi. La 31enne avrebbe avuto un ruolo strategico. Vale a dire quello di convincere i malcapitati di turno della ghiotta opportunità offerta dall’Inps - in realtà all’oscuro di tutto - che di lì a poco avrebbe rimpolpato la loro pensione. E mentre la giovane intratteneva il «pollo da spennare», approfittando del fatto che in casa non c’era nessuno, i due complici provvedevano a ripulire le stanze impossessandosi di oro, contanti e carte di credito. Per poi fuggire a bordo della Ford Focus. GLI ARRESTI. Venerdì sono scattati così gli arresti a carico dei tre truffatori, ritenuti colpevoli di almeno quattro raggiri: quelli commessi, tra il 15 marzo e il mese scorso, a Barbona, dove a farne le spese fu addirittura una 90enne, Rossano Veneto, Tribano e Conselve. Tuttavia, i carabinieri delle Compagnie di Este e Legnago stanno passando al setaccio altri episodi che non hanno ancora un responsabile, tra cui alcuni colpi analoghi messi a segno direttamente in «casa», nel Basso veronese. Oltre a truffe, sempre architettate da sedicenti funzionari dell’Istituto previdenziale, nelle province limitrofe e in qualche caso mandate in fumo dalla pronta reazione delle vittime. Gli inquirenti ipotizzano infatti che dietro ci sia sempre la mano del trio finito in carcere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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