Affitti scaccia crisi alle aziende I giudici bacchettano il Comune

L’«incubatoio» per le imprese realizzato dal Comune a San Pietro
L’«incubatoio» per le imprese realizzato dal Comune a San Pietro
Fabio Tomelleri 29.10.2019

Altolà della Corte dei conti sugli affitti «scacciacrisi» praticati dal Comune di Legnago alle aziende. Le agevolazioni varate nel 2016 dalla Giunta del sindaco Clara Scapin, volte ad applicare alle imprese delle tariffe scontate sul canone mensile degli otto capannoni modulari della zona produttiva di San Pietro, sono infatti finite nel mirino dell’organo statale di controllo finanziario sugli enti locali. La sezione controllo del Veneto della Corte, attraverso un’apposita pronuncia, ha dunque ammonito Palazzo de’ Stefani riguardo alcune anomalie riscontrate sul rendiconto dell’ente del 2016. Nel mirino della magistratura contabile sono finite, pertanto, le agevolazioni che hanno abbassato da 1.000 a 600 euro mensili il corrispettivo chiesto alle imprese per occupare gli otto «incubatoi industriali» della zona produttiva. Tali incentivi scadranno il 31 maggio 2020. Accanto a queste riduzioni, la Corte ha contestato pure l’abbassamento del 20 per cento, cessato però lo scorso 31 maggio, del canone dei due chioschi che sorgono accanto al parco comunale di viale dei Tigli. Secondo la pronuncia firmata dal presidente Elena Brandolini e dal magistrato-relatore Maristella Filomena, notificata al sindaco Graziano Lorenzetti, la passata Giunta Scapin nel varo degli sconti che hanno causato minori incassi all’ente per 29mila euro all’anno «ha mancato di evidenziare le ragioni di interesse pubblico alla riduzione dei predetti canoni». Pur riconoscendo che il provvedimento «non ha compromesso gli equilibri di bilancio», la Corte dei conti ha stabilito che questa diminuzione della «reddittività» dei beni comunali costituisce «un uso distorto delle risorse patrimoniali dell’ente». «Il fine di aiutare le aziende in difficoltà», scrivono i magistrati contabili nel provvedimento, «non trova fondamento in una logica di mercato, nel quale ciascun operatore agisce per tutelare i propri interessi e massimizzare i benefici». La sezione di controllo, sottolineando il carattere «discrezionale» delle scelte dell’ex Giunta, rimarca: «È stata pertanto la collettività ad essersi fatta carico del mancato introito causato dalle riduzioni concesse alle ditte». Dal canto loro, i funzionari di Palazzo de’ Stefani, nella risposta inviata alla Corte dei conti, hanno specificato i motivi dell’abbassamento degli affitti. Sui capannoni modulari il municipio ha rivelato che «a seguito della crisi diverse aziende locatarie avevano rescisso il loro contratto con l’ente». Per ciò che concerne i due chioschi, i responsabili di Palazzo de’ Stefani hanno puntualizzato: «Le difficoltà della congiuntura hanno messo in forse il proseguimento della loro attività, rendendo più difficile la futura riscossione dei canoni». I funzionari, sempre riguardo ai chioschi, hanno aggiunto: «Da giugno 2019 la neo amministrazione non ha concesso alcuna riduzione, riservandosi di esaminare la questione in futuro». Il sindaco difende la scontistica ereditata dal precedente esecutivo. «L’applicazione di importi ridotti», evidenzia, «è finalizzata a concedere in affitto i capannoni comunali, che altrimenti rimarrebbero vuoti, causando un vero danno alle casse municipali. La crisi ci ha spinto a rivedere al ribasso i corrispettivi per gli affitti, adeguandoli alle reali condizioni del mercato. Questa è una responsabilità che dovrebbero assumersi anche i proprietari di immobili privati al fine di attirare nuove imprese in città». •