Disabile costretto a vivere in macchina

Nour Eddine Sarrar nell’auto in cui è costretto a vivere DIENNEFOTO
Nour Eddine Sarrar nell’auto in cui è costretto a vivere DIENNEFOTO
Roberto Massagrande 01.11.2019

Un immigrato 40enne, disabile al cento per cento e con una gamba appena amputata, è ridotto, per la seconda volta nel giro di quattro anni, a vivere in auto a causa delle lungaggini per il rinnovo del suo permesso di soggiorno. La mancanza del documento - in mano ha una semplice ricevuta - blocca infatti l’erogazione della pensione di invalidità e la stessa validità della tessera sanitaria. Al punto da aver gettato il malcapitato su una strada. Si tratta infatti di un documento che per un immigrato equivale ad un salvavita, senza il quale si è tagliati fuori da tutto. Il primo «disguido», avvenuto nel 2015, era costato a Nour Eddine Sarrar, un cittadino marocchino da 20 anni residente in Italia, una serie di guai culminati, nel luglio 2017, nello sfratto esecutivo dalla casa di via Verdi in cui viveva a Bovolone. Vicissitudini che lo costrinsero a rinunciare anche alle cure e all’assistenza di cui usufruiva per i postumi di un incidente. Le sue condizioni di salute sono così progressivamente peggiorate al punto da perdere una gamba andata in cancrena. Nel 2018 è stato ricoverato all’ospedale di Bologna dove c’era un’équipe specializzata in questo genere di interventi. Per le cure e la convalescenza durata quasi un anno ha trovato alloggio sugli Appennini, a Castiglione dei Pepoli, dove ha fissato la sua ultima residenza. Una sistemazione provvisoria che ha lasciato da qualche giorno, non potendo pagare il canone, per tornare nel Veronese dove abitava da una dozzina d’anni e dove ha molti conoscenti. Nour Eddine aveva perso l’uso delle gambe in seguito ad un incidente stradale, avvenuto una quindicina di anni fa nel Modenese, mentre si trovava alla guida di uno scooter. Era in Italia già da qualche anno e lavorava nell’edilizia grazie ad un permesso per motivi umanitari. «Tre anni fa mi dissero che avevo presentato la richiesta di rinnovo in ritardo rispetto alla scadenza», racconta il 40enne, «questa volta l’ho fatto prima ma l’ufficio immigrazioni di Bologna mi ha chiesto di sottopormi ad una nuova visita medica. Io, dopo l’amputazione, sono invalido permanente certificato, non capisco cosa possa servire una nuova visita». È cominciata perciò un’attesa che lo obbliga a vivere in condizioni ormai insostenibili. «Sono privo da sei mesi di pensione e assistenza sanitaria», riferisce Sarrar, «ho finito anche i farmaci e ciò che mi serve per curarmi. A breve dovrei sottopormi ad un secondo intervento ma non so più cosa fare». Da qualche giorno, lo si incontra a Bovolone assieme alla sua compagna italiana, che lo assiste e guida l’auto. Dopo aver perso la sua macchina auto attrezzata per i disabili ha avuto da un amico una vecchia Audi che non può guidare. Anche tre anni fa, a causa della lunga attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, era rimasto senza pensione. Allora si trovò senza soldi per rinnovare l’assicurazione dell’auto, che gli venne sequestrata. Rimase così prigioniero nell’appartamento preso in affitto, senza peraltro riuscire a pagare il canone. Qualche tempo dopo subì lo sfratto e finì in strada. Dopo qualche mese si era incatenato per protesta nell’atrio del municipio di Bovolone. Gli venne offerta ospitalità, tramite il Comune, in una struttura protetta del paese che ha dovuto lasciarsi per ricoverarsi in ospedale. «La prima cosa che mi serve», conclude Eddine, «è il permesso di soggiorno per tornare ad avere la pensione e l’assistenza sanitaria. Poi ho bisogno di un tetto, così non posso andare avanti». Intanto, ha potuto contare sull’aiuto dell’avvocato Matteo Guerra di Legnago che ha scritto una email certificata alla Questura di Bologna per sollecitare il rilascio del permesso vista la drammaticità del caso. •