Anziana recupera
all'Inps un tesoretto
di 37mila euro

Una sede Inps
Una sede Inps
Lorenza Costantino 05.12.2019

Diritti pieni, diritti a tutti gli effetti, ma «nascosti», perché sconosciuti e mai rivendicati dagli interessati. Arriva da Bussolengo una storia che ha dell’incredibile. E che regalerà alla protagonista, E.G.N., una pensionata settantenne del paese, un Natale di certo più sereno, e soprattutto finalmente riscattato dalle privazioni che, ingiustamente quanto inconsapevolmente, la signora aveva subito durante la sua vita di lavoratrice e di mamma.

 

Ma cominciamo dall’inizio. Qualche tempo fa, E.G.N. si era rivolta allo sportello dello Spi Cgil di Bussolengo (Sindacato dei pensionati), perché desiderava essere aiutata a capire come mai non avesse ricevuto, lo scorso luglio, la quattordicesima mensilità sulla sua pensione di reversibilità. L’operatore dello Spi, ricostruendo tutto il quadro lavorativo e contributivo della donna con domande mirate, ha intuito che qualcosa non tornava. Ed è bastato qualche approfondimento in più per scoprire che E.G.N., pur senza averlo mai sospettato, era in credito nei confronti dell’Inps di un vero e proprio «tesoretto»: quasi 37 mila euro lordi di arretrati.

 

Non solo. L’impiegato dell’ufficio le ha anche rivelato di avere diritto, di nuovo da parte dell’Inps, agli accrediti per maternità mai incassati. Una cifra importante, visto che la donna aveva partorito cinque figli (di cui uno morto poco dopo la nascita). Entrata nell’ufficio per verificare un ammanco, dunque, E.G.N. ne è uscita piacevolmente sbalordita per le «rivelazioni» ottenute dal Sindacato dei pensionati, da cui ha poi avuto anche l’aiuto per recuperare ciò che le spettava.

 

Riepiloga Giuliana Lancisi, della segreteria provinciale dello Spi di Verona, con delega alla previdenza: «Il nostro operatore ha chiesto alla signora come mai percepisse solo la pensione di reversibilità del marito, pur avendo lavorato in passato. Lei gli ha spiegato che da giovane era stata operaia nel settore agricolo, ma «solo» per 13 anni, a fronte dei 15 necessari per ottenere l’assegno previdenziale, e che quindi non aveva maturato il diritto». «Nel corso della chiacchierata, però, il nostro collaboratore ha scoperto che la donna aveva avuto ben cinque figli, ma nessun accredito per maternità», aggiunge Lancisi. «Si è fatto dunque inviare dall’Inca l’estratto contributivo, e ha spiegato alla pensionata che avrebbe potuto farsi accreditare dall’Inps cinque mesi di astensione obbligatoria per maternità, in riferimento a ciascun figlio, per un totale di 25 mesi. E le ha pure comunicato che lei avrebbe potuto riscattare l’astensione facoltativa per il parto (sei mesi) per poter raggiungere così la soglia minima dei quindici anni di contributi». E.G.N ha accolto i suggerimenti dello Spi con risultati sorprendenti.

 

È diventata titolare di una propria pensione oltre a quella di reversibilità: 87 euro mensili, divenuti circa 507 euro con l’integrazione al minimo. In più, ha ottenuto 36.749 euro lordi di arretrati previdenziali, pagando 1.140 euro per il riscatto di sei mesi di astensione facoltativa per parto. Continua Lancisi: «Il grande risultato ottenuto dagli operatori dello Spi di Bussolengo si inserisce nell’ambito della campagna sui “Diritti nascosti”, o inespressi, che il Sindacato dei pensionati della Cgil porta avanti da anni. Si tratta di un recupero importante, quello della signora E.G.N., perché la sua pensione apparteneva ai cosiddetti "contributi silenti”. Cioè quei contributi che, non raggiungendo i quindici anni di versamenti, non danno luogo ad alcuna pensione. Pertanto l'incontro con i nostri operatori, che le hanno posto le domande giuste, ha dato alla signora la possibilità di diventare titolare di pensione propria, in aggiunta alla reversibilità dal marito». Il consiglio finale della sindacalista: «È importante, per le donne con un numero di contributi consistente, ovvero oltre dieci anni al 31 dicembre 2019, e con maternità al di fuori del rapporto di lavoro, verificare se esista la possibilità di ottenere una propria pensione. Nel 2019 le leghe Spi del Veronese», conclude, «hanno recuperato migliaia di euro a favore di anziani ignari. Regalando molti sorrisi a chi era abituato a vivere, o meglio a sopravvivere, con poche centinaia di euro al mese». •

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