Opera Wine
Sting inebria
il pubblico

Sting alla presentazione di OperaWine
Sting alla presentazione di OperaWine
Lorenza Costantino10.04.2016

Il nastro tricolore viene tagliato dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. Poi il numeroso pubblico di operatori del settore enologico e giornalisti specializzati si riversa nelle sale nobili della Gran Guardia, dove solitamente si svolgono le mostre d’arte, ma dove ora i «capolavori» sono i cento vini, rappresentativi di tutta Italia, selezionati dalla prestigiosa rivista statunitense Wine Spectator (rappresentata dal giornalista Thomas Matthews) per Opera Wine, l’anteprima del Vinitaly. Martina ricorda che, domani, al Vinitaly, «con il presidente Renzi avremo la grande occasione di incontrare l’imprenditore del commercio online Jack Ma, patron del colosso cinese “Alibaba Group“. Abbiamo coinvolto tutti i grandi del web per provare a legare sempre più e meglio l’esperienza vitivinicola italiana alle nuove frontiere della rete».

Parte il «tour» fra i nettari nostrani. Il gruppo istituzionale che accompagna il ministro è formato dai vertici di Veronafiere, il presidente Maurizio Danese e il direttore generale Giovanni Mantovani, con Stevie Kim e Ian D’Agata di Vinitaly International, dal prefetto Salvatore Mulas, dall’assessore comunale Marco Ambrosini, e dal vice presidente della Provincia Andrea Sardelli.

STING IL VIGNAIOLO. Impossibile non puntare verso lo stand della Tenuta il Palagio di Figline Valdarno, di cui lo Spectator ha selezionato «Sister Moon», mix di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. È l’azienda di Sting, l’ex leader dei Police. Il musicista inglese, accompagnato dalla moglie Trudie Styler, si offre all’immancabile raffica di flash in completo nero e t-shirt blu. Non vuole parlare con i giornalisti. Ma poco prima, alla conferenza stampa, Sting ha fatto «parlare» la chitarra, dedicando al pubblico due suoi celebri pezzi: la canzone-manifesto Message in a bottle – «Il messaggio nella bottiglia è la comunicazione, che è alla base della comunità: bisogna rompere il vetro e parlarsi», spiega lui – e la bucolica Fields of gold, «la più adatta, perché nel mio repertorio non c’è una canzone sul vino». La coppia, ricorda Trudie Styler, si è innamorata dell’Italia in un primo viaggio nel 1994. Da lì la scelta di venire a viverci e poi, negli anni, di dedicarsi alla viticultura nella grande tenuta acquistata nella campagna fiorentina: «Siamo orgogliosi di partecipare a Opera Wine quest’anno».

BASTIANICH FRA GLI STAND. I flash sono anche per il giudice di Masterchef Joe Bastianich, produttore di vino in Friuli: «Vinitaly per me è un appuntamento fisso», spiega. «Il Valpolicella e l’Amarone hanno un fascino particolare perché raccontano la storia di un territorio».

FAMIGLIE E TRADIZIONE. Ed eccolo, il territorio, da Masi a Cesari, a Zenato; da Pieropan a Suavia. Bertani stappa l’Amarone 1964. Il direttore operativo Andrea Lonardi spiega: «Il nostro vino resta sempre uguale nel tempo». Allegrini, Cantina dell’anno per il Gambero Rosso, schiera l’Amarone 2010, «il migliore del Veneto per la rivista Gentleman. Comparire nella top 100 d’Italia è estremamente lusinghiero», dice Marilisa Allegrini. «Un motivo di grande orgoglio e soddisfazione», sottolinea Pierangelo Tommasi che della cantina di Pedemonte propone l’Amarone 2008, «valutato con ottimi voti dallo Spectator». Annata 2007 per Tedeschi: «Siamo fra le aziende vinicole più piccole selezionate per Opera Wine, perciò siamo ancora più contenti», dicono Sabrina e Antonietta Tedeschi. Ma fuori dalla Gran Guardia, gli striscioni di protesta ricordano che il «territorio» è anche la Fondazione Arena, a rischio liquidazione.