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All’«Anteprima Chiaretto» è tempo di Rosé Revolution

Brindisi inaugurale all’Anteprima Chiaretto ospitata in Dogana Veneta   FOTO AMATO
Brindisi inaugurale all’Anteprima Chiaretto ospitata in Dogana Veneta FOTO AMATO
Katia Ferraro 11.03.2019

Il Chiaretto si sta conquistando sempre più un posto nell’olimpo dei vini italiani più conosciuti e apprezzati, non solo nel mercato nazionale ma sempre più in quello europeo e oltreoceano. E come ogni rivoluzione che si rispetti, anche la «Rosé Revolution» avviata cinque anni fa dai produttori del Chiaretto di Bardolino si sta espandendo a macchia d’olio. Dopo il gemellaggio avviato lo scorso anno con il Valtènesi Chiaretto, prodotto sulla sponda bresciana del lago di Garda, i rispettivi consorzi di tutela hanno avviato un progetto ancora più ambizioso che a breve porterà alla nascita dell’ «Istituto del vino rosa italiano autoctono» il cui compito sarà promuovere, divulgare e fare ricerca sul vino rosa italiano. Lo ha annunciato ieri mattina Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino, in apertura dell’undicesima edizione dell’Anteprima del Chiaretto ospitata in Dogana Veneta di Lazise e aperta ancora oggi dalle 14 alle 20 con ingresso riservato agli operatori. Che la Rosé Revolution stia portando i suoi frutti lo hanno confermato anche le presenze di ieri e il viavai continuo di visitatori-degustatori, interessati ad assaggiare ma soprattutto a conoscere peculiarità e differenze di ciascuno dei vini proposti dalle 63 aziende presenti, 41 per il Chiaretto di Bardolino e 22 per il Chiaretto della Valtènesi. «Un’Anteprima che quest’anno ha avuto un respiro internazionale, è partita a Parigi con Wine Paris ed è proseguita con un tour negli Stati Uniti che si è concluso a New York pochi giorni fa», ha ricordato Cristoforetti. I numeri del 2018 confermano la buona salute del Chiaretto di Bardolino, con circa 10 milioni di bottiglie prodotte. «Dopo un 2017 colpito nella nostra zona dalla gelata primaverile», ha proseguito Cristoforetti, «la vendemmia dello scorso anno è stata generosa sia in termini quantitativi che qualitativi». Al brindisi inaugurale hanno partecipato l’amministrazione comunale di Lazise con il sindaco Luca Sebastiano e i primi cittadini o rappresentanti di Bardolino, Cavaion, Pastrengo, Bussolengo e Valeggio, sei tra i 16 Comuni in cui si estende la Doc del Bardolino e del Chiaretto. Insieme le due sponde del Garda producono circa 12 milioni di bottiglie di Chiaretto all’anno, rappresentando «la quota maggiore in termini di produzione e vendita, sia in Italia che all’estero, tra i vini rosa italiani a denominazione di origine controllata», ha osservato Cristoforetti. Come accennato, la novità più importante di quest’anno sarà la costituzione dell’«Istituto del vino rosa italiano autoctono», nato dal patto siglato un anno fa a Bardolino per cinque vini rosa a menzione geografica ottenuti da uve autoctone (Chiaretto di Bardolino, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Salice Salentino Rosato) a cui a novembre si è aggiunto il Cirò rosato della Calabria. «Per anni i vini rosa sono rimasti in un angolo», ha rimarcato il presidente del Consorzio della Valtènesi Alessandro Luzzago, «ma ora c’è una crescita di attenzione in Francia, Canada e Usa che vogliamo accompagnare anche in Italia per portare in alto questi vini insieme alle altre tipologie già affermate». Di evento che celebra il territorio gardesano attraverso uno dei suoi prodotti più tipici ha parlato anche Alberto Melotti a nome del Banco Bpm, che ha collaborato alla realizzazione dell’Anteprima. Ulteriore lancio del Chiaretto è arrivato da Gianni Bruno, direttore dell’area commerciale Wine & Food di Veronafiere: «Notizie dall’estero dicono che il Chiaretto avrà un buon futuro». Un buon auspicio a cui si è unito l’arrivederci a Vinitaly, dal 7 al 10 aprile. • © RIPRODUZIONE RISERVATA


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