Pallone d'oro

Siamo pronti per ripartire
Il mio voto a Bonfigli e Zago

Marco Giavoni, presidente del Concordia
Marco Giavoni, presidente del Concordia
Riccardo Perardini12.05.2020

Una questione d’identità. Fare tanto con poco: il caro, vecchio passo della formica. Appare questa la chiave irrinunciabile per inquadrare le modalità di ripartenza del dilettantismo veronese. Perché, se qualcuno sarà costretto a chiuder bottega, in molti proveranno a resistere. Come: rendendosi riconoscibili attraverso un modo d’essere e d’operare. Spunto di riflessione di cui si fa portavoce Marco Giavoni, da 25 anni presidente del Concordia (Prima Categoria), società del rione di Borgo Milano che quest’anno festeggia le quaranta primavere. In quarant’anni il Concordia è una delle poche società che può dire d’aver scalato le categorie, dalla Terza sino alla Promozione, senza mai derogare al principio di non far mai il passo più lungo della gamba.

Presidente, un compleanno alternativo, quello del suo Concordia...
Se penso che eravamo in semifinale di Coppa Veneto, ad un passo dal riconquistare l’accesso alla Promozione, mi viene male. In caso di finale contro la padovana Monselice, prima indiscussa nel suo girone, saremmo saliti di sicuro. Faremo domanda di ripescaggio.

Mai il passo più lungo della gamba: il Concordia non ha mai cambiato identità. Necessità o virtù?
Ovviamente entrambe. Ma per fare di necessità virtù ci siamo attrezzati, lavorando sul vivaio e costruendo una struttura definita. Senza l’indotto delle sponsorizzazioni saranno altri i fattori che renderanno attrattive le società.

Si spieghi, presidente.
Servono persone che lavorino per la società e non per se stessi. Il che significa proporre idee per l’autonomia del sistema. Spesso capita il contrario: quando va via qualche figura, muore il ramo da lui curato. Così non funziona.

C’è una figura che può esser definita rappresentante della categoria?
Franco Morbioli, nostro responsabile del vivaio, e tutti i collaboratori volontari. Come diesse dico Daniele Buttura: ha costruito un mosaico, dove per ogni esigenza c’è un riferimento. Non ha mai sforato il budget e attinto spesso dal vivaio. Oggi in prima squadra ci sono tredici giocatori cresciuti nel Concordia.

Lei ha portato il Concordia dalla Seconda alla Promozione. Qual è la vittoria più significativa?
Vedere gli ex giocatori che iscrivono i propri figli qui da noi. E qui ritorno a quanto detto prima: l’ambiente deve tornare ad essere attrattivo a prescindere da discorsi economici.

Come giudica il rapporto con le famiglie del vostro bacino?
Positivo perché c’è grande collaborazione, a tutti i livelli. L’anno scorso abbiamo subito un furto nei nostri impianti: abbiamo organizzato una festa per ripianare le perdite con famiglie ed ex giocatori, ottenendo una grande risposta. Questo è il tessuto sociale che vorrei sempre vedere al Concordia.

Per una società popolosa si pone il problema della sanificazione degli ambienti post-Covid. Ha già pensato a una soluzione?
Sì, ho già stipulato un accordo con una ditta del borgo che ci garantirà la sanificazione in tempi brevi per i nostri ambienti. Sto programmando la ripartenza.

Si vocifera di una possibile moria di società dilettantistiche. Non c’è un rimedio attualizzabile nel breve periodo?
Vedo due metodi concreti: la Federazione dovrà ridurre, e penso lo farà, la tassa di iscrizione. Dal governo non mi aspetto liquidità ma spero che il comune ci aiuti a gestire le spese per la manutenzione degli impianti e l’illuminazione.

Il Pallone d’oro de L’Arena giunge alle battute conclusive. A quali giocatori dà il suo voto?
Vorrei riportare al Concordia la punta Luca Bonfigli del Pescantina: oggi lo voto, un giorno spero di convincerlo a tornare, calcisticamente è nato qui. Poi scelgo un altro ex: Michael Zago della Juventina Poiano. Uno come lui serve in ogni spogliatoio per l’esperienza che porta in dote.